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Lo Spillo

ue 20 maggio 2015

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - Siamo sempre pronti ad attribuire ogni colpa all’Unione europea, scaricando su di essa anche le nostre mancanze. I (pochi) casi in cui sfruttiamo al meglio l’essere parte integrante dell’Europa, invece, passano spesso sotto silenzio.

L’Italia è il maggiore beneficiario delle misure antidumping imposte da Bruxelles, come ha specificato il viceministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, rispondendo a un’interpellanza del Pd alla Camera. L’antidumping è uno strumento di contrasto della vendita di merci estere a prezzi inferiori a quelli del mercato interno (in questo caso europeo), talvolta minori anche del costo di produzione: una regola che, quindi, tutela dalla concorrenza sleale il nostro manifatturiero, il secondo d’Europa, che produce beni di alta qualità destinati a segmenti di fascia alta dei mercati.

Calenda ha giustamente escluso che venga tolto l’appoggio a questa norma solo per tutelare il settore dei “prodotti laminati piatti di acciai al silicio detti magnetici a grani orientati”, come chiedeva l’interrogazione dei democratici a Montecitorio. Le misure antidumping a tutela del mercato che il governo sostiene, tra l’altro, sono applicate dalla Commissione in linea con la normativa comunitaria sulla concorrenza e, soprattutto, con i principi dell’Organizzazione mondiale del commercio, che non può certo essere tacciata protezionismo. Il nostro export ci ha tenuto in piedi durante la crisi, arrivando a coprire un terzo del Pil.

Nel 2014 la domanda estera netta è salita dello 0,3% e le esportazioni del 2,6%. L’euro al ribasso sta ora trainando ancor di più il settore, con esportazioni extra-Ue cresciute del 2,9% e quelle intra-Ue calate dello 0,2%. A marzo poi, secondo l’Istat, l’export è aumentato dell’1,8% su febbraio e del 9,2% rispetto ad un anno fa (+13,2% fuori dall’Unione europea), con un saldo positivo di 7,8 miliardi nel primo trimestre, che diventano 16,4 senza l’energia.

Tra l’altro, la strategia del Mise di allocare su alcuni mercati strategici (in particolare gli Usa) e su alcuni settori produttivi di punta (agroalimentare, moda, automazione, meccanica, mezzi di trasporto) le risorse promozionali del piano straordinario per il Made in Italy, per adesso sembra funzionare bene. Ecco, invece di lanciare sterili lamentele, falsi allarmismi e controproducenti accuse sempre rivolte “altrove”, cerchiamo di non farci troppo del male. Il potenziale è altissimo, non sprechiamolo con l’autolesionismo. (Public Policy)

@ecisnetto

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