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Lo Spillo

pos 28 ottobre 2015

ROMA (Public Policy) - Mille o tremila, falso dilemma. La polemica sull'innalzamento dell'uso del contante deciso nella legge di Stabilità che approda finalmente in Senato dimostra, ancora una volta, quanto non si sia capita l'essenza del problema: per combattere l'evasione non è necessario bandire il contante, ma promuovere l'uso della moneta elettronica.

Così come serve un fisco comprensibile e cooperativo, in grado di creare conflitto di interesse tra venditore e acquirente. L'evasione non è questione di soglie, innanzitutto perché i grandi traffici illeciti usano canali diversi da quelli del comune cittadino.

Ma anche perché oggi in Italia si regola cash ancora l'87% degli acquisti (8% del Pil), contro il 66,6% della media Ue (19,6% del Pil in Francia e 33,1% nel Regno Unito), nonostante l'uso del contante abbia un costo pari a circa 10 miliardi. Se ogni italiano riducesse di 15 euro i prelievi bancomat, il gettito erariale potrebbe aumentare di 9,8 miliardi.

Quindi, o mettiamo il limite a 10 euro pure ai prelievi, o cominciamo a prendere un'altra strada, anche perché niente dimostra che aver abbassato la soglia a 1000 euro abbia fatto crescere le entrate fiscali.

Lo scorso marzo l'Antitrust Ue ha tagliato il costo delle commissioni interbancarie per i pagamenti con carte (-0,3% del valore della transazione per le carte di credito e -0,2% per quelle di debito), ma i costi restano ancora troppo alti (da 20 a 50 centesimi per operazione, dallo 0,6% al 3,5% sul transato).

I sistemi per controllare gli evasori ci sono, a cominciare dall'incrocio delle banche dati passate da statiche (so che tu possiedi un'auto o una barca) a dinamiche (so come usi quel bene). Ma è fondamentale il principio della cooperazione tra contribuente e fisco, fondata sulla convenienza a dichiarare spese e incassi.

Per fare un esempio, in Grecia, Portogallo, Slovacchia, Malta, Cina e Taiwan ogni scontrino fiscale diventa un biglietto della lotteria, generando unácontrasto di interessi tra venditore e compratore. Così, ogni volta che si acquista un bene, la convenienza a evadere del primo trova un ostacolo nella convenienza dell'acquirente a certificare la transazione al fisco.

In Cina, nei 37 distretti dove è attivo il "fapiào" (la "ricevuta lotteria"), a cominciare dalle aree di Pechino e Tianjin, il livello di tassazione al consumo è del 17,1% più alto che altrove, mentre il gettito fiscale totale è aumentato del 10,4%.

Il contrasto di interessi dovrebbe essere la regola universale, come avviene negli Stati Uniti, dove non ci sono limiti al contante ma si paga tutto con carta di credito. E non dimentichiamo la semplificazione.

Spesso è difficile capire quanto si debba pagare, ma una volta riusciti nella titanica impresa, per un ammontare di 100 vengono imposti 10 pagamenti diversi invece di uno singolo.

In Italia l'evasione si aggira tra i 130 e i 150 miliardi e il sommerso tra un quarto e un terzo del Pil. Non è litigando su soglie minimali che si risolve un enorme problema, non è con la caccia alle streghe che si scova un "popolo di evasori", non è con il fisco arbitrario che "le tasse sono una cosa bellissima". (Public Policy)

@ecisnetto

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