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Lo Spillo

corte conti 04 novembre 2015

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - C’è la tecnica e c’è la politica. La Corte dei conti è un organo tecnico che deve esprimere rilievi specifici, non un contropotere che può sindacare le scelte politiche del governo.

Purtroppo, i giudizi sulla legge di Stabilità forniti nella sede delle commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato, anche se condivisibili, sconfinano in improprie valutazioni sulla strategia dell’esecutivo.

Quando il presidente dei magistrati contabili, Raffaele Squitieri, afferma che “una politica fiscale più accomodante, come quella della manovra, mira a bilanciare un possibile indebolimento della domanda estera con consumi e investimenti” e che “appare condivisibile la preoccupazione del governo di non incidere in senso negativo sulle prospettive del Paese”, è evidente che siamo di fronte a giudizi squisitamente politici.

E come considerare tecniche frasi come “uno scambio fra maggiore crescita e minore velocità di riduzione del deficit potrebbe consolidare la ripresa”, detta nella stessa circostanza dal presidente della Corte dei conti. Con una sintesi brutale, si potrebbe parafrasare la Corte con un “fare deficit è la strategia giusta”. Cioè una scelta di politica economica fondamentale tra quelle che un governo ha a disposizione.

Si può essere o meno d’accordo, ma questi giudizi spettano all’esecutivo o comunque alla politica. I magistrati contabili possono lanciare l’allarme su “nodi irrisolti” (clausole, contratti pubblici e pensioni), sul “finanziamento delle autonomie territoriali” o sul “carattere temporaneo di alcune coperture” che dovranno essere riassorbite nel 2017 o 2018 con “consistenti tagli di bilancio o aumenti di entrate”.

Ma “consigliare l’adozione di interventi sulla spesa fiscale (per esempio sulle aliquote Iva)” o dire che “redditi da impresa potrebbero essere penalizzati rispetto alla riduzione del prelievo patrimoniale” significa prendere posizione tra casa e lavoro.

Non importa se si condivide – come faccio io – ma è sbagliato lo sconfinamento degli organi tecnici in valutazioni e giudizi di merito su scelte di indirizzo economico. C’è la tecnica e c’è la politica. Un rapporto complesso, interattivo e dinamico che, da Max Weber fino a Giuseppe De Rita, è stato analizzato in molteplici sfaccettature.

Ora, nel confuso scenario attuale, tra istituzioni delegittimate e politica delegittimata, è bene che ognuno resti al suo posto. (Public Policy)

@ecisnetto

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