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Lo Spillo

venezia 25 luglio 2014

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - Potrebbe essere "un'americanata", il tipico kolossal di successo hollywoodiano. Sessantatre brillanti eroi tutti insieme appassionatamente nella filantropica missione di salvare Venezia dai "mostri del mare", che poi sarebbero le Grandi Navi che transitano per il Canale della Giudecca. Eppure, la vita non è un film e, per quanto sia facile passeggiando sul red carpet trovare motivi per ergersi a paladini del giusto e del bello, spesso poi nella realtà le cose sono sempre un po' più complicate di quanto può apparire mentre si conversa amabilmente in un cocktail party molto radical chic.

Così, l'appello con cui star del calibro di Cate Blanchett, Micheal Caine, Jane Fonda, Harvey Keitel o Edward Norton chiedono al governo italiano di fermare le Grandi Navi a Venezia è tanto pirotecnico sul lato mediatico quanto poco solido nel merito, per la considerazione e l'analisi dei vari problemi - economici, occupazionali, sociali, infrastrutturali - che si vanno a toccare. Innanzitutto, perché è da lungo tempo che sulla questione si sta cercando di trovare un'alternativa, con tre proposte sul tavolo (lo scavo del canale Contorta, il retro Giudecca o la soluzione di Marghera), tutte oggetto di profonda valutazione sotto il profilo dei costi e dei benefici.

Sia perché, per mitigare significativamente il traffico delle Grandi Navi a Venezia, già il governo Monti aveva posto dei limiti che, seppur oggetto di sospensione dal Tar, sono riusciti a ridurre drasticamente i numeri dei passaggi. Mentre altri sono in discussione. Ma, soprattutto, perché il traffico navale garantisce lavoro stabile a decine di migliaia di persone, mentre trasporta milioni di turisti da e verso il centro di Venezia. Forse le star da jet set internazionale non lo sanno, ma prima di bloccare un sistema del genere è necessario valutare a quanto ammonterebbero le perdite, quante persone perderebbero la propria occupazione, quante famiglie potrebbero ritrovarsi sul lastrico.

Capisco che questi non siano problemi da Hollywood, ma sono quanto mai reali, o neorealistici se si preferisce. Insomma, prima di raccontarci la favola del bene contro il male, dei buoni contro i cattivi, sarebbe opportuno fare i conti la vita quotidiana dei lavoratori. Come mi disse il "tassista" dell'ultima imbarcazione su cui sono salito a Venezia "per voi che venite qui è un film, per noi è lavoro". (Public Policy)

@ecisnetto

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