Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Lo Spillo

poletti 09 dicembre 2015

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - Ha ragione Poletti. Legare rigidamente il lavoro e la sua retribuzione solo all'orario è un "vecchio attrezzo".

Il governo presenterà una legge ad hoc sullo "smart work" - da coordinare con le proposte simili di Pd e 5 stelle depositate alla Camera - che sarebbe nell'interesse di lavoratori e imprese, ma ci sono ostacoli sia ideologici sia pratici. Superarli, però, garantirebbe successi politici ed economici.

Il lavoro flessibile esiste già - in Ducati, Microsoft, Intesa San Paolo, Barilla, Vodafone (dove lo hanno scelto il 71,4% dei lavoratori), nella stessa Fiat di Pomigliano, senza arrivare a Uber o agli home restaurant, solo per fare qualche esempio - e sono le leggi, il fisco e la contrattazione che si devono adeguare ad una realtà che già copre almeno il 10% dei lavoratori.

E dovrebbero farlo anche i sindacati e, in particolare, la Cgil, ancora nostalgica della dicotomia capitale-lavoro, vecchio residuo della catena di montaggio fordista. Per chi non se ne fosse accorto, la tecnologia ha rivoluzionato il rapporto tra lavoro, orario e luogo di lavoro, anche nel manifatturiero e nel metalmeccanico, settore in cui la stessa Cisl rimprovera alla Fiom di essere "rimasta legata agli anni Cinquanta, mentre - dice Marco Bentivogli della Cisl - sarebbe ora che il sindacato non arrivasse sempre dopo i cambiamenti".

Dopo la sconfitta sull'articolo 18, il sindacato versione "ideologia del '900" può essere ancora una volta ridimensionato e i suoi arroccamenti superati. Farlo equivarrebbe a raccogliere il consenso di un esercito di autonomi, partite Iva, auto-impiegati, lavoratori a distanza e a chiamata che vivono nel mondo del telelavoro, di internet, della flessibilità e non certo nel fordismo scomparso che tanto rimpiange la Cgil.

Oltre alla questione politica, poi, rendere il lavoro flessibile nei salari e nell'organizzazione garantisce alle imprese la flessibilità operativa necessaria per competere efficientemente su mercati dinamici e globalizzati. Ma, oltre alle leggi, la via prioritaria è la contrattazione decentrata.

Secondo l'Isfol, purtroppo, il contratto aziendale coinvolge solo il 12% delle imprese tra quelle extra agricole, che si riduce al 6% se si parla di salari e premi di risultato (il 13% se si contano solo le società di capitali).

Su lavoro e produzione "smart", secondo il Politecnico di Milano, siamo 25esimi su 27 in Europa, mentre la capolista Germania già sta lavorando per integrare l'information technology tedesca con le industrie cinesi entro il 2025.

Non penso ci sia anche timbrare il cartellino tra i contenuti dell'accordo. Eppure anche a Pechino c'erano i comunisti. (Public Policy)

@ecisnetto

© Riproduzione riservata