Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Lo Spillo

renzi 07 gennaio 2015

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - Invece di far ridere i poveri, la moda del momento è far piangere tutti, ricchi o poveri che siano. Le polemiche sull'aereo di Stato utilizzato dal premier per andare in vacanza a Courmayeur sono solo l'ultimo episodio di una lunga storia di un populismo pauperista tanto fazioso quanto controproducente. Queste crociate nichiliste "contro il privilegiato" che stampa e politici (sic) cavalcano per compiacere lettori ed elettori, non solo sono (quasi sempre) sbagliate nel merito, ma di sicuro hanno il controproducente effetto di diventare "armi di distrazione di massa", distogliendo l'attenzione - che invece ci vorrebbe - dall'essenza dei veri problemi.

Si può, e si deve, criticare i governi per quel che fanno o non fanno nelle grandi scelte politiche, economiche, strategiche. Non imbastire quotidiani sermoni moralisteggianti su questioni di alcuna rilevanza. Si dice: ma il potere deve dare l'esempio, anche i simboli contano, specie in fasi in cui si chiede ai cittadini sacrifici. Noi, invece, continuiamo a preferire che il potere sia tale - compresi i simboli che solo gli stolti chiamano privilegi - e giudicarlo solo su una cosa: se sa fare o meno il mestiere, che è quello di prendere decisioni, spesso difficili.

Ai parlamentari pentastellati che a Renzi contestano l'uso del "volo blu" vorremmo poi ricordare che anche Obama ha volato sull'Air Force One per andare con la famiglia alle Hawaii (oltre che prendere l'elicottero anche per andare a fare pipì) e che nessuno si neppure lontanamente sognato di rinfacciarglielo. E che una simile denuncia contro il ministro Roberta Pinotti è già stata (giustamente) archiviata. Peraltro, oltre agli innegabili motivi di sicurezza, non è detto che un corteo di autoblindate, con posti di blocco e migliaia di chilometri di strade da verificare, sia più economico.

Oppure, immaginate il premier al check-in Ryanair: "Il suo bagaglio è troppo grande", dice l'hostess. "Ma sono i documenti che studierò in questi giorni per il prossimo Consiglio dei ministri", risponde lui. "Mi dispiace, le regole sono regole e valgono per tutti", replica lei. Ecco, per il principio della divisione del lavoro, preferiamo che un capo di governo e il suo staff non debbano preoccuparsi di prenotazioni di biglietti, bagagli, ritardi e posti vicino al finestrino, ma che possano concentrarsi esclusivamente sul loro lavoro. L'alternativa è quella mostrata dai 5 stelle in quasi due anni di vita parlamentare: hanno discusso solo di stipendi, scontrini, e rimborsi e anche in quest'occasione il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, convocando i vertici di Enav e Enac non voleva programmare strategie industriali, ma avere "informazioni ufficiali" sul volo di Renzi.

Come Bossi che sosteneva che il debito pubblico fosse la somma delle mazzette di Tangentopoli, è evidente che queste demagogie sono strumenti utili solo a fomentare un distorto egalitarismo, ad aizzare la guerra del tutti contro tutti, a delegittimare l'avversario senza uno straccio di proposta, di idea, di programma. Dai tempi in cui Rutelli circolava in motorino con le auto di scorta al seguito, passando per Berlusconi "operaio", fino al loden di Monti o alla Fiat Panda di Enrico Letta, viviamo ormai nella dittatura del simbolo. Senza accorgerci che quelle furbate simboleggiano solo incapacità a reggere il ruolo.

Un regime fondato su generalizzazioni grossolane in cui comanda solo l'apparenza, dove si analizza raramente la sostanza e mai le priorità. Così è stato per il mito della trasparenza assoluta, il tetto retributivo per i manager pubblici (che altrimenti finiscono tutti nel privato), i tagli alle cosiddette "pensioni d'oro" (anche se dovute in base ai contributi versati) o la vendita all'asta sul web delle auto blu: impatto mediatico altissimo, effetti pratici zero.

Con un debito pubblico di 2168 miliardi e una spesa di quasi 800, i 2 miliardi di costo della politica sono palesemente troppi, ma eliminarli non è certo la soluzione. E sono troppi non in assoluto, ma in relazione al rendimento. È evidente che la recessione non l'ha portata la cicogna dei ricchi, quanto la gramigna dell'incompetenza, dell'eccessiva semplificazione, del populismo. Il mal comune mezzo gaudio non è la soluzione dei nostri problemi: la condivisione delle sofferenze per legge ha già fatto molti danni nel secolo scorso, evitiamo di ripeterci. (Public Policy)

@ecisnetto

© Riproduzione riservata