Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Lo Spillo

Robin tax 18 febbraio 2015

ROMA (Public Policy) - di Enrico Cisnetto - La differenza tra parole e realtà. La Corte costituzionale ha stabilito che la "Robin Tax", la tassa che nelle intenzioni avrebbe dovuto "togliere ai ricchi per dare ai poveri", è in realtà in contrasto con il principio costituzionale della progressività del fisco, essendo inidonea alle finalità solidaristiche evocate negli annunci che avevano accompagnato la sua creazione e non avendo alcuno "scopo etico".

Quando nel 2008 l'aumento vertiginoso del prezzo del petrolio fomentò il malcontento generale l'allora ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, si inventò "una tassa bellissima" (per sua stessa definizione) sugli utili delle aziende operanti nel settore dell'energia. Lo scopo era, negli annunci, "colpire gli extra profitti", ovvero "plusvalenze" realizzate giocando tra i prezzi delle scorte di petrolio comprate e accantonate a prezzi più bassi e quelli poi di vendita a valore di mercato cresciuto.

A parte l'arbitrarietà di una decisione (chi decide quando un profitto è extra?) impulsiva su attività fisiologiche per tutte le imprese che usano "scorte", molti altri sono stati i dannosi effetti collaterali: l'imposta gravava su tutto il reddito, non solo sugli extra-profitti; pur essendo nata per fronteggiare una "congiuntura eccezionale" è diventata "strutturale e senza limiti di tempo". Soprattutto, nonostante le rassicurazioni del ministro del governo Berlusconi ("Non ci saranno aumenti sui prezzi"), sette anni dopo emerge che molto spesso le aziende hanno scaricato sul consumatore finale l'aumento fiscale.

Quindi, la Robin è stata una tassa che non ha "dato ai poveri", ma ha levato a tutti, per altro in modo arbitrario. L'Autorità dell'energia ha fatto i conti. Ogni anno centinaia di milioni di euro che il fisco si prendeva arbitrariamente (e incostituzionalmente) sui profitti delle imprese venivano pagati dai consumatori (per esempio, 508 milioni di euro nel 2011) e quasi un'azienda su due di quelle esaminate scaricava sul cliente il maggior peso fiscale. Più che Robin Hood qui siamo in presenza dello sceriffo di Nottingham. Anche perché all'Autorità per il gas venne assegnato il potere di verifica, ma non quello sanzionatorio, con evidente iato tra parole e realtà.

Secondo l'Autorità per l'energia tra il 2008 e il 2012 la Robin Tax ha fruttato 4,9 miliardi. Poiché la sentenza della Consulta non è retroattiva, adesso si pone un problema di bilancio per il futuro. In realtà, visto il calo del prezzo del petrolio, gli incassi nei prossimi anni sarebbero stati minori, ma in ogni caso, il viceministro Morando definisce giustamente "storica" questa sentenza della Consulta insolitamente priva di effetti retroattivi. Per via XX Settembre la strada per rispettare i vincoli di bilancio, adesso, è una sola. Tagliare le spese. Bene, bando ai facili populismi e diamo attuazione, per una volta, a promesse e annunci. (Public Policy)

@ecisnetto

© Riproduzione riservata