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Lobby, da riunione 5 giugno a Cdm 5 luglio: vita e morte del ddl del Governo

Lobby 20 dicembre 2013

ROMA (Public Policy) - Il tema è tornato alla ribalta in questi giorni grazie alle denunce del Movimento 5 Stelle e martedì scorso il presidente del Senato Pietro Grasso ha ribadito che "occorre una seria legge sulle 'lobby', una regolamentazione ferrea e trasparente per non consegnare le politiche pubbliche agli interessi dei privati". Eppure l'intenzione da parte del Governo di regolamentare l'attività di lobbying all'interno delle istituzioni c'era eccome.

Il 5 giugno, a poco più di un mese dall'avvio dell'esecutivo guidato da Enrico Letta, si riunisce a Palazzo Chigi un tavolo tra le maggiori società di lobbying italiane e il segretario generale alla presidenza del Consiglio dei ministri Roberto Garofoli, con l'obiettivo di redigere un testo che regolamenti l'attività dei cosiddetti "portatori d'interessi".

I lavori procedono e le bozze di ddl si susseguono una dopo l'altra. Il provvedimento prevede, secondo le indiscrezioni, l'iscrizione ad un albo per "i soggetti che intendano svolgere attività di rappresentanza di interessi particolari nei confronti dei decisori pubblici". L'albo deve essere istituito presso l'Autorità garante della concorrenza, che ha anche il compito di redigere un codice deontologico. Per accedere nelle sedi delle istituzioni, comprese quelle degli enti locali, il portatore d'interesse deve munirsi di un tesserino di riconoscimento rilasciato "secondo le modalità definite da ciascuna amministrazione". Tra gli obblighi previsti per i lobbisti anche quello di rendere le note le donazioni fatte ai partiti.

Tra i punti sui quali il Governo non riuscirebbe a trovare una sintesi ci sarebbero l'obbligo per i decisori pubblici di comunicare in una relazione annuale il nome dei lobbisti con i quali hanno intrattenuto relazioni e dai quali hanno ottenuto suggerimenti e consigli normativi, l'affidamento delle funzioni di controllo al Civit o all'Antitrust, e l'autodichia di Camera e Senato. Durante il Consiglio dei ministri del 5 luglio da cui sarebbe dovuto uscire il testo, a un mese esatto dalla riunione con i lobbisti a Palazzo Chigi, Letta annuncia che "al ministro (per gli Affari europei Enzo Moavero; Ndr) è stato affidato il compito di fare una ricognizione sulla regolamentazione delle lobby a livello europeo". Una ricognizione, visto che del ddl se ne sono perse le tracce, evidentemente ancora in corso. (Public Policy)

NAF

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