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Il punto dopo le audizioni sulle lobby: chi vuole cosa

11 febbraio 2015

ROMA (Public Policy) - Regolamentare il settore, in maniera semplice e chiara per ottenere risultati concreti e non solo per aumentare la burocrazia. È un quadro articolato quello sulle lobby che esce dal ciclo di audizioni in commissione Affari costituzionali al Senato sul ddl "Disciplina dell'attività di rappresentanza di interessi particolari nelle relazioni istituzionali" in cui, però, abbondano i punti in comune.

Sul registro obbligatorio tutti sono d'accordo (anche se con qualche sfumatura diversa), mentre emerge qualche distanza sulla gestione delle cosiddette 'revolving door', cioè il passaggio tra pubblica amministrazione e società di rappresentazione di interessi.

REGISTRO OBBLIGATORIO: OK QUASI UNANIME Ferpi, Sec, il Chiostro, FB&Associati e Open Gate Italia, concordano sull'obbligatorietà del Registro a cui i portatori di interesse devono iscriversi, così come stabilito dal ddl. L'unica sfumatura è quella di Reti, per cui il Registro dovrebbe essere volontario e prevedere meccanismi di premialità. Secondo Sec, invece, per le società di consulenza il Registro dovrebbe essere ancora più 'stringente' perchè queste dovrebbero pubblicare anche i nominativi dei clienti per i quali svolgono l'attività e dei relativi compensi. Per il Chiostro, l'iscrizione dovrebbe essere consentita solo a chi rispetta determinati requisiti di onorabilità, mentre per FB dovrebbe essere accompagnato da un codice deontologico da sottoscrivere.

Anche per Open Gate gli iscritti al Registro dovrebbero essere tenuti al rispetto di un codice deontologico di condotta che possa rappresentare una codificazione di quelle best practices che i rappresentanti, ma anche i decisori pubblici, dovranno seguire. Molti rappresentanti hanno poi espresso la necessità che anche le associazioni di categoria, come sindacati, Confindustria o l'Anci, siano comprese, e quindi regolati, come portatori di interessi. Quasi unanime anche la necessità che il Registro sia unico e non diviso per amministrazioni.

INTERVENTO NORMATIVO NECESSARIO Su un punto tutte le società di lobbying si sono espresse all'unanimità: un intervento normativo è ormai necessario. L'opportunità fornita dal ddl all'esame della commissione è quella di superare un vuoto normativo, si legge nel documento depositato da Reti. "È importante raggiungere una regolamentazione completa ed esaustiva del settore perché una legislazione chiara permette di favorire la trasparenza e ridurre comportamenti opachi che danneggiano la classe politica e i cittadini", è il punto di vista di Sec.

"È opportuno che il disegno di legge valorizzi il ruolo delle società di consulenza come 'rappresentanti di interessi particolari' che spesso permettono anche a soggetti che non sono in grado di agire singolarmente, ad esempio perché di piccole dimensioni, di poter presentare direttamente le proprie proposte.

Ai fini del ddl è rilevante - spiega ancora il documento - che vengano considerati decisori pubblici non solo parlamentari e relativi staff, ministri e uffici di diretta collaborazione, dirigenti generali dei ministeri, ma anche le Autorità indipendenti e i rappresentanti delle Amministrazioni locali". Regolare per raggiungere una maggiore trasparenza è un concetto sottolineato da tutte le società. Ferpi e Sec, per esempio, sottolineano il ruolo delle consultazioni per un maggior coinvolgimento trasparente dei portatori di interesse.

REVOLVING DOOR: PROBLEMA RISOLVIBILE Il tema del passaggio da ruoli di decisori pubblici a quello di portatori di interessi, non è un tema trattato dal ddl 281, ma è comunque uno degli argomenti sensibili per regolare il settore delle lobby. Per Ferpi è "necessario limitare il fenomeno delle 'revolving doors' per garantire trasparenza e parità di accesso e limitare viceversa i casi di concorrenza sleale". Il Chiostro propone una finestra di 2-4 anni prima del passaggio da un ruolo pubblico a quello di lobby, mentre per Ogi sono sufficienti due anni. C'è poi chi, come Reti, non ritiene quello delle 'revolving door' un problema, ma un tema da affrontare, e risolvere, in chiave di conflitto di interessi.

È LA VOLTA BUONA? I senatori hanno dimostrato molti interesse ai rilievi mossi dalle associazioni e dalle società, riferiscono alcuni partecipanti all'audizione. "Servono norme semplici, efficaci e durature", sottolinea Patrizia Rutigliano, presidente Ferpi. "Abbiamo espresso questi concetti e i senatori li hanno fatti propri dimostrando la volontà di proseguire il lavoro intrapreso", aggiunge. (Public Policy) FRA

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