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LOBBYING, IL CHIOSTRO: "SE NE DISCUTA NELL'AMBITO DELLE RIFORME ISTITUZIONALI"

usa 07 giugno 2013

LOBBYING, IL CHIOSTRO: "SE NE DISCUTA NELL'AMBITO DELLE RIFORME ISTITUZIONALI"

(Public Policy) - Roma, 6 giu - "Noi ci auguriamo che il
provvedimento sulla regolamentazione delle lobbies sia
inserito nel processo di riforma istituzionale sulla quale
sta lavorando il governo". È quanto dichiara a Public Policy
Giuseppe Mazzei, presidente del Chiostro, che insieme a
Ferpi si è incontrato con il segretario generale di Palazzo
Chigi Roberto Garofoli.

"Il governo - spiega - non ci ha sottoposto un documento
effettivo. Ha voluto ascoltare i nostri orientamenti. Noi
vogliamo che si definisca bene l'attività dei portatori
d'interessi perché questa definizione incide direttamente
sulla democrazia e sulla qualità delle leggi".

Mazzei respinge categoricamente l'idea che l'attività delle
lobbies possa essere normata dalla legge anticorruzione:
"Non c'entra nulla. L'anticorruzione serve a combattere
attività illecite. Il lobbismo è invece un'attività
assolutamente lecita".

Rispetto alle altre proposte, di cui Public Policy ha
scritto, l'ipotesi di lavoro del Chiostro amplia
notevolmente la 'platea' dei lobbisti: "Noi non vogliamo un
registro - puntualizza Mazzei - Vogliamo un elenco nel quale
debbono iscriversi tutti coloro che rappresentano interessi
nelle sedi istituzionali. Non vogliamo un albo
professionale, né imporre un esame professionale per
diventare lobbisti".

"Vogliamo che chiunque sia
portatore d'interessi - avvocato, giornalista, ingegnere -
sia iscritto a questo elenco. Prevediamo l'obbligatorietà di
una relazione annuale nella quale si resoconti sulla
dotazione economica, sugli incontri realizzati dove, con chi
e per quale motivo".

Per il Chiostro la questione delle incompatibilità è
centrale "ne parla anche il ddl Nencini - aggiunge Mazzei -
perché il lobbista deve essere privo di conflitti
d'interesse". Da parte del Chiostro massima disponibilità a
lavorare per un provvedimento che garantisca trasparenza e
rispetto dei doveri ma anche la ferma intenzione ad
acquisire diritti: "In primis, quello di essere informati
dal governo e dal parlamento delle proposte legislative. Una
cosa peraltro già prevista con l'Analisi dell'impatto della
regolazione (Air, che accompagna tutti i dl e ddl
governativi; Ndr) ma in realtà mai rispettata".

Nessun timore di apparire come 'dominus' delle scelte
pubbliche di governo, tutt'altro: "Io sono convinto- dice -
che uno più sa più è libero. Non c'è libertà quando non si
garantisce trasparenza, quando c'è opacità. Se un
provvedimento legislativo viene sottoposto ai pareri dei
portatori d'interesse - e lo sono tutti, anche i sindacati e
Confindustria - e tutto il processo decisionale è pubblico,
non c'è nessun pericolo".

Infine l'auspicio: "Quello sulle lobbies deve essere un
processo riformatore da inserire nelle riforme istituzionali
di cui si sta parlando perché riguarda l'assetto di tutte le
istituzioni, governo, parlamento, regioni, autorities. Se
dovessero estendere il modello Agricoltura, sarebbe una
soluzione di ripiego".
(Public Policy)

SAF

 

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