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LOBBYING, PER I POLITICI UE È UN'ATTIVITÀ POSITIVA MA CI VUOLE TRASPARENZA

Lobby 06 giugno 2013

LOBBY

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UNA RICERCA MOSTRA COME I DEPUTATI EUROPEI GIUDICHINO LE ATTIVITÀ DI LOBBY

(Public Policy) - Bruxelles, 6 giu - Chi sono i lobbisti? Le
associazioni di categoria. Almeno secondo i due terzi degli
intervistati per una ricerca europea condotta dalla società
di consulenza Burson-Marsteller e che ha coinvolto circa 600
persone, tra politici, deputati europei e dei parlamenti
nazionali di 19 Stati Ue.

Altre risposte frequenti riguardo a chi può essere
considerato un lobbista sono le organizzazioni
professionali, mentre le aziende e le multinazionali sono
identificate come gruppi di pressione solo dal 47% degli
intervistati. Ma il rapporto, che fa luce sui diversi
aspetti delle attività di lobbying, evidenzia anche numerose
differenze tra i Paesi europei.

Un esempio? Alla domanda se le lobby nel proprio Paese
siano sufficientemente regolamentate, la risposta è positiva
nel 48% dei casi a Bruxelles, mentre è completamente
negativa per quanto riguarda l'Italia, dove nessuno dei
politici intervistati pensa che la legislazione sia adeguata.

Proprio in questo settimane è allo studio del Governo
italiano un disegno di legge di regolamentazione dei gruppi
di pressione: il presidente del Consiglio Enrico Letta ha
infatti presentato due settimane fa le linee sulle quali si
articolerà un prossimo ddl in materia di attività delle
lobbies e rappresentanza degli interessi economici nel
nostro Paese.

In realtà in Italia già la legge anticorruzione pubblicata
in Gazzetta ufficiale lo scorso novembre prevede alcune misure
per una maggiore chiarezza e trasparenza dell'attività delle
Amministrazioni pubbliche, in particolare con l'introduzione
del reato di "traffico di influenze illecite". Un articolo,
quest'ultimo, più volte discusso, visto che inizialmente si
voleva considerare reato qualsiasi "traffico di influenze".

Il problema della trasparenza comunque non è sentito solo
in Italia: la maggioranza degli intervistati (il 26%)
individua proprio nella mancanza di chiarezza l'aspetto più
negativo del lobbying. D'altra parte l'89% degli
intervistati è convinta che un'attività di lobbying etica e
trasparente sia di aiuto allo sviluppo delle politiche
pubbliche.

Quello che manca nel nostro, come in altri paesi (a parte
la Polonia), è un registro obbligatorio per i gruppi di
interesse, nonostante la metà dei politici intervistati sia
convinta della sua utilità. Sempre in Italia, infine, il 70%
degli intervistati è convinto che entro i prossimi tre anni
non si arriverà comunque a una legge sul tema. (Public
Policy)

DSA

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