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Che ne pensa l'lstituto superiore di sanità del biotestamento

sanità 05 giugno 2017

ROMA (Public Policy) - "Sarebbe opportuno riconoscere esplicitamente la possibilità di obiezione di coscienza, sia per il medico sia per la struttura sanitaria. L'affermazione che il medico non ha obblighi professionali, infatti, non equivale a obiezione di coscienza. Ovviamente il problema non è la richiesta di un trattamento per porre fine alla propria vita, cioè l'eutanasia, che non è prevista dal disegno di legge, bensì la rinuncia ad un trattamento salvavita. La formulazione attuale infatti limita la libertà del medico rispetto a richieste che riguardano non trattamenti illeciti da eseguire, bensì terapie o presidi da interrompere, inclusa l'idratazione e la nutrizione".

A dirlo è stato Carlo Petrini, presidente dell'Unità di bioetica dell'Istituto superiore di sanità (Iss), nel corso di un'audizione davanti la commissione Igiene al Senato in merito alla proposta di legge sul testamento biologico, approvata ad aprile in prima lettura alla Camera .

Petrini ha tenuto a specificare che "l'Istituto superiore di sanità è una realtà molto complessa" e che "non ha formulato una posizione ufficiale" ma che "questo documento è stato letto dal presidente, che mi ha dato il suo benestare a leggere questa formulazione".

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NAF

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