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MALI, L'ORGANIZZAZIONE "MEDICI SENZA FRONTIERE" BLOCCATA DALLE MINE ANTIUOMO

13 febbraio 2013

(Public Policy) - Roma, 13 feb - Nel Nord del Mali, le
équipe di Medici senza frontiere (Msf) lavorano a Gao,
Ansongo, Konna, Mopti, Douentza e Timbuktu, fornendo
assistenza medica primaria, specialistica, chirurgica e di
emergenza. Msf cerca di portare le cure più vicine ai
pazienti nelle vaste aree desertiche del Nord del Mali.

"Negli ultimi quattro mesi - racconta il medico Bafoa - le
cliniche mobili hanno lavorato in aree isolate, secondo il
principio fondamentale per cui se i pazienti non possono
venire da noi, siamo noi che dobbiamo raggiungerli". Ma,
conclude, "temendo le mine antiuomo disseminate sulle
strade, Msf è stata costretta a sospendere temporaneamente
il servizio".

Dall'11 gennaio, le forze francesi e maliane hanno lanciato
un'offensiva contro diversi gruppi armati che operavano nel
Nord. A Gao, il gruppo più importante è il Movimento per
l'Unità e la Jihad nell'Africa Occidentale (detto anche
Mujao). A Gao, ogni giorno una media di 120 pazienti va nei
centri salute di Wabaria e Sossokoira, gestiti da Msf.

Nonostante la stagione delle piogge sia terminata, il 70% è
affetto da malaria, una malattia parassitaria che fiacca i
pazienti a causa delle febbri dalle temperature molto
elevate e dei tremori. Nonostante ci sia la guerra, è la
malaria il nemico contro cui combattono i medici. Questa
malattia rimane infatti la principale causa di morte nel
Paese, soprattutto per i bambini al di sotto dei 5 anni.

Dice Bafoa: "Da quando abbiamo iniziato a lavorare nei
centri di salute, a settembre dello scorso anno, abbiamo
visitato un numero costante di pazienti. C'è stato un calo a
metà gennaio, durante i bombardamenti aerei e di nuovo,
questa settimana, abbiamo ricevuto meno di 10 pazienti al
giorno in uno dei nostri centri, in seguito ai nuovi
scontri. Il numero di visite ritorna costante quando si
calmano le acque e le persone hanno meno paura a uscire di
casa".

Le persone hanno abbandonato le loro case per paura dei
bombardamenti aerei e delle rappresaglie. Alcuni sono andati
nei Paesi limitrofi, ma altri hanno trovato riparo in
piccoli villaggi o nella foresta, dove le condizioni di vita
sono molto dure. Quindi, oltre alla malaria, aumentano i
casi di pazienti con diarrea e malattie della pelle dovute
alla mancanza di igiene e anche un aumento dei casi di
infezioni respiratorie acute, causate dalla polvere e dal
vento. Altri soffrono di pressione alta e gastrite,
plausibilmente a causa dagli alti livelli di stress che
hanno affrontato ultimamente. (Public Policy)

SPE

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