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MEDIO ORIENTE, TERZI: DOPO PRIMAVERE ARABE MEGLIO NON INFIAMMARE GLI ANIMI

20 novembre 2012

(Public Policy) - Roma, 20 nov - "Con le primavere arabe le
leadership regionali sono diventate più sensibili alle
emozioni dell'opinione pubblica. E un prolungarsi dello
scontro tra Israele e Hamas avrebbe conseguenze
inaccettabili sul piano politico, umanitario e soprattutto
per l'intera sicurezza dell'area mediorientale". Lo ha detto
il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata, durante
l'audizione nelle commissioni Esteri riunite di Camera e
Senato, in merito al conflitto di questi giorni a Gaza.

UNA TREGUA? IERI SEMBRAVA IMMINENTE
"C'è stata un'attività intensa in queste ore, ieri - ha
aggiunto il titolare della Farnesina - alcuni miei contatti
con i ministri arabi riuniti al Cairo mi davano per
probabile una tregua entro la nottata di ieri. Così non è
stato. Ora Morsi (Muhammad, presidente egiziano, esponente
dei Fratelli musulmani; NdR) parla di tregua imminente,
speriamo. La notizia è confortante, speriamo si arrivi al
congelamento delle operazioni militari".

CRISI POTREBBE ESSERE MAGGIORE CHE NEL 2008
"Siamo esposti - ha detto ancora Terzi - come Italia e Ue a
potenzialità destabilizzanti ben maggiori di quelle pur
gravi di 'Piombo fuso' (operazione dell'esercito israeliano
a Gaza, 27 dicembre 2008-17 gennaio 2009; NdR) generata
anche quella da attacchi missilistici unilaterali di Hamas.
Il riaccendersi dello scontro è diverso da quello del 2008,
non tanto per la genesi, ma per l'entità degli attacchi e
per la qualità superiore delle armi impiegate, alcune delle
quali di chiara provenienza iraniana".

"È mutato radicalmente il quadro politico, in un contesto
di fondo che pure era stato caratterizzato da grande
emotività. Io ero rappresentante permanente all'Onu a fine
2008 (Terzi è stato anche ambasciatore in Israele, tra il
2002 e il 2004; NdR), e ho vissuto l'emozione e la rabbia
del gruppo arabo nel portare a compimento una risoluzione
attraverso un negoziato difficile. Ma adesso la situazione è
cambiata, con le primavere arabe sono nate società più
libere di manifestare e che per molto tempo non hanno
vissuto la realtà del confronto e del negoziato tra Anp e
Israele".

ATTACCO DI HAMAS PREORDINATO?
"Oggi il New York Times - ha detto Terzi - ha scritto che
potrebbe esserci stato qualcosa di preordinato nell'attacco
di Hamas, per riacquistare un profilo alto nel mondo
palestinese e arabo, mentre Abu Mazen (il presidente
dell'Anp, esponente di Fatah, che governa la West Bank; NdR)
lavora per portare a termine un'operazione controversa e
difficoltosa all'Onu su un riconoscimento di una sorta di
statualità palestinese. Il sospetto viene spontaneo".

ISRAELE È STATA AGGREDITA DA HAMAS
"È indubbio - ha continuato Terzi - che Israele sia stata
aggredita, e abbia reagito con l'eliminazione di un
comandante di Hamas (Ahmed al Jabari, leader delle brigate
Ezzedin Al Qassam, il braccio militare di Hamas; NdR). La
controrisposta è stata il lancio di centinaia di ordigni e
adesso il Governo israeliano è al confine", vicino a
"un'operazione terrestre che potrebbe essere sanguinosa".

VITTIME E COOPERANTI ITALIANI
"I palestinesi lamentano una novantina di vittime (il
numero ufficiale delle istituzioni palestinesi è 122; NdR) -
ha detto Terzi - gli israeliani tre. Le città israeliane
sono state protette in buona misura dal sistema antimissile
Sky Dome che ha intercettato diverse centinaia di missili,
ma per prima volta la periferia di Tel Aviv è stata colpita
da missili di fabbricazione iraniana".

"Noi attivi per il cessate il fuoco, c'era preoccupazione
per gli italiani volontari che operavano in alcune Ong, 10
persone rimaste bloccate per un paio di giorni. Adesso sono
rientrate".

I CONTATTI DEL GOVERNO ITALIANO
"Ci sono stati contatti anche con i Paesi del Golfo. Ho
parlato ripetutamente - ha ricordato - con il segretario
generale della Lega araba. Ho constatato che l'azione
italiana è stata oggetto di attenzione di Governi e opinione
pubblica, perchè si comprende quanto il nostro ruolo sia di
equilibrio. Stiamo anche cercando di stimolare iniziative
diplomatiche che fermino l'afflusso di armi a Gaza. Ieri ho
rilanciato l'idea di preparare una missione europea di
controllo dei valichi, non solo a Rafah".

Per Terzi bisogna togliere "alla popolazione di Gaza una
motivazione di rivolta così forte" come l'embargo
israeliano, "ma levando anche ai mercanti d'armi la capacità
di approvvigionamento della Striscia che è infinita, sempre
più proveniente dall'Iran. Per quello riattivare il
controllo dei valichi è un obiettivo importante".

DIALOGO E CESSATE IL FUOCO
"Le conclusioni dell'ultimo Consiglio Affari esteri europeo
- ha detto il ministro - hanno sottolineato come la crisi si
svolga in un contesto in cui è necessario riaprire il
dialogo a soluzione dei due Stati. Questo risolverebbe anche
la questione di Gaza", secondo un principio di unità
giuridica dei Territori palestinesi.

"Il cessate il fuoco dev'essere un'operazione in due tempi:
l'interruzione deve essere inclusiva, riguardare Hamas,
Jihad islamica e piccoli gruppi, e deve esserci un periodo
di tempo di 2-3 mesi per costruire i presupposti politici
per una sua sostenibilità".

Ovvero, ha spiegato Terzi, bisogna capire "chi sono i
referenti all'esterno e all'interno di Gaza, perchè episodi
come il lancio dei razzi non si ripetano. Su questi aspetti
abbiamo prospettato un'idea di garanzia politica
multilaterale, nella quale potrebbero entrare anche entità
del Quartetto (Ue, Onu, Russia, Usa)".

SULL'OPPORTUNITÀ DELLA RISOLUZIONE ONU TARGATA ABU MAZEN
Secondo quanto confermato dal presidente Abu Mazen,
l'Autorità nazionale palestinese ha intenzione di chiedere
(già forse il 29 novembre) all'Onu che la Palestina diventi
"Stato non membro". Un'ipotesi vista negativamente da
Israele, ma anche da Stati Uniti e parte dell'Ue.

Così Terzi: "Si dice che Abbas (Abu Mazen; NdR) non può
aspettare troppo, per la diffusa disperazione tra i ranghi
della leadership palestinese in merito alla paralisi dei
negoziati. L'Anp sta svolgendo un'iniziativa diretta di
sensibilizzazione dei Paesi amici, tra cui l'Italia. Ma in
seno all'Ue vi sono dubbi sull'utilità di una risoluzione
del genere come contributo decisivo al riavvio del processo
di pace".

Soprattutto, ha ricordato il ministro, per "le reazioni che
potrebbe provocare sul piano della risposta Usa-Israele in
merito al finanziamento all'Anp, 600 milioni di dollari più
le percezioni fiscali che gli israeliani traggono
nell'interscambio tra Territori ed esterno".

"Un secondo aspetto riguarda l'atteggiamento statunitense.
Nessuno dubita circa la necessità e l'urgenza che la nuova
amministrazione Obama si impegni subito per riavviare il
processo di pace. E la risoluzione palestinese potrebbe
avere dei riflessi sugli Usa, anche a livello di Congresso".

Insomma, nel mondo occidentale "si è consolidato il
principio di preferenza per un rinvio nel voto, almeno a
dopo che la nuova amministrazione Usa si sia insediata; si è
inoltre confermata la necessità che l'Ue questa volta
esprima una posizione unitaria. Altrimenti, inevitabilmente,
si cadrebbe in una tripartizione degli schieramenti di voto
alle Nazioni Unite, una prova dichiarata di irrilevanza
europea nel processo di pace. In questa direzione stiamo
cercando di influire per trovare un compromesso, ma è ancora
prematuro esprimersi". (Public Policy)

GAV

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