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Mineo, Chiti e Bonfrisco, in aula al Senato è il turno delle critiche al ddl Riforme

mineo 16 luglio 2014

ROMA (Public Policy) - "Sono passati oltre due mesi dal mio allontanamento dalla commissione (Affari costituzionali; Ndr), sono cambiate tante cose. Il governo ha smussato gli spigoli, sono passati 11 su 12 punti del famoso odg Calderoli che fu a maggio la pietra dello scandalo [...] Io mantengo il mio dissenso e voterò l'emendamento Chiti sull'elezione diretta. Ma la questione che più allarma è la sproporzione tra il numero dei senatori e dei deputati, rende secondario il ruolo del nuovo Senato". Lo ha detto in aula al Senato il senatore Pd Corradino Mineo (nella foto), nel corso della discussione generale sul ddl Riforme.

Poco dopo  è intervenuta anche Cinzia Bonfrisco, la senatrice di Forza Italia che insieme ad Augusto Minzolini è tra la voci azzurre maggiormente critiche nei confronti del testo partorito dalla I commissione: "Stiamo assistendo "a un evidente restringimento della sovranità popolare, si fa l'opposto delle cose che bisognerebbe fare" visto che "la democrazia necessita di una riforma di un bicameralismo perfetto che da tempo in tanti riteniamo superato. Ma questo 'Senatellum' è frutto di un analfabetismo istituzionale, restringe la democrazia e questo non l'hanno chiesto gli italiani".

La riforma produrrà "una versione moderna dell'aula 'sorda e grigia'", lontana, secondo la senatrice, dalle ambizioni del centrodestra. "Agli italiani - ha concluso Bonfrisco - bisogna lasciare la libertà di giudizio e quella di voto".

''Non esiste una democrazia senza cittadini - ha sottolineato invece Vannino Chiti - Compito nostro dovrebbe essere quello di collegare la democrazia rappresentativa ad esperienze e a volontà di partecipazione, non di chiuderla in piccole stanze di addetti ai lavori. In Italia - ha aggiunto - abbiamo controlli scarsi per la nostra cultura politica, diversa da quella anglosassone. A questo, si accompagna uno spostamento oggettivo di peso decisionale sul Governo. Alcune forze parlano di elezione diretta del presidente della Repubblica, mentre sostengono contemporaneamente che i cittadini non devono eleggere piu' neanche i senatori. Da un lato, la politica viene a perdere di credibilita' e di autorevolezza con questi acrobatismi incredibili, dall'altro, si allunga un'ombra inquietante sul nostro futuro.

"L'ombra è quella di un presidente eletto senza contrappesi autonomi, senza Camera e Senato forti e legittimati. E mi inquieta che il ministro delle Riforme dica esattamente questo: facciamo presto a risolvere il problema del Senato. Poi ci sarà il presidenzialismo. A Senato non eletto direttamente dai cittadini, e a Camera eletta con l'Italicum, si vuol far corrispondere il presidenzialismo! Ma ci si rende conto di quello che si dice e di quello che si fa? Così - ha concluso Chiti - è come imboccare contromano l'autostrada del futuro della nostra democrazia''. (Public Policy)

Tutto sul ddl Riforme, approdato in aula al Senato, in abbonamento.

GAV

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