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MPS, BOLDRIN: LA POLITICA HA DISTRUTTO LA TERZA BANCA ITALIANA /INTERVISTA

25 gennaio 2013

(Public Policy) - Roma, 24 gen - (di Leopoldo Papi) Il
dissesto del Monte dei Paschi di Siena, ormai palese dopo la
scoperta, nei giorni scorsi, della spirale di operazioni di
derivati con cui dal 2009 si è cercato di tamponare le
perdite (create a loro volta da operazioni finanziarie
sbagliate, come l'acquisto dei derivati 'Alexandria' nel
2005, poi travolti dalla crisi del 2008), sta sconvolgendo
il panorama finanziario e politico italiano.

In gioco ci sono la credibilità della Banca d'Italia,
addetta alla vigilanza sugli istituti di credito, e le
possibili relazioni tra la politica e il controllo delle
grandi banche (Mps è la terza in Italia) attraverso le
fondazioni bancarie. Relazioni che i partiti, e specie il Pd
- in questo caso chiamato in causa direttamente data la sua
storica presenza nell'amministrazione di Siena - respingono
risolutamente. Ma che altri, come l'economista della
Washington University in Sant Louis Michele Boldrin, tra i
fondatori di "Fare per Fermare il Declino", indicano come la
vera causa alla radice dei problemi del sistema finanziario
e bancario italiano.

D. COS'È AVVENUTO AL MONTE DEI PASCHI DI SIENA?
R. È avvenuto semplicemente che delle persone incapaci, e
anzi direi a questo punto in malafede, messe lì da dei
politici che vogliono fare i banchieri con i capitali dei
cittadini italiani, hanno distrutto la terza banca italiana.
Lo hanno fatto con operazioni speculative di quelle che poi
i loro amici politici criticano quotidianamente,
attribuendole al mercato e ai banchieri cattivi. Poi i
dettagli tecnici sono abbastanza irrilevanti.

D. QUESTA VICENDA PUÒ MINARE LA CREDIBILITÀ DELLA BANCA
D'ITALIA?
R. Spero di no perché in un Paese che ha perso di
credibilità, se anche la Banca d'italia ci facesse una
pessima figura, sarebbe triste. Mi auguro con tutte le forze
che emerga che Bankitalia il suo dovere l'ha fatto, ma è
stata ingannata. Finché non ne ho evidenza, evito di
esprimermi. Ma chiaramente il supervisore non si è reso
conto di quanto avveniva e ancora una volta la politica e i
finti manager nominati dalla politica distruggono la
ricchezza degli italiani.

D. MA È POSSIBILE MASCHERARE I BILANCI PER OPERAZIONI COSÌ
IMPORTANTI?
R. Tutte le operazioni di derivati, ma in realtà tutte le
operazioni finanziarie fatte a un certo livello sono
operazioni in cui si possono scrivere nei valori di bilancio
valutazioni che sono 'semi-soggettive'. La possibilità di
manipolare i conti è quindi sostanziale.

É vero che se fai una 'full disclosure' alla vigilanza
(rendi disponibili tutti i documenti; Ndr), questa dovrebbe
essere in grado di capire che le valutazioni che hai scritto
a bilancio non sono quelle di mercato. Devo riconoscere che
é un po' sorprendente che la Banca d'Italia non abbia visto
queste cose, ma prima bisogna capire quali contratti e
documenti le sono stati mostrati.

D. QUALI POSSONO ESSERE GLI EFFETTI SUL SISTEMA
BANCARIO ITALIANO DELLA VICENDA MPS?
R. Ci sono ovviamente dubbi sistemici: le banche italiane
si prestano soldi tra di loro in maniera maggiore di quanto
lo facciano con banche estere, quindi sono esposte a rischi
reciproci. Poi, rispetto al caso specifico di Mps, si deve
capire cosa vorrà fare il Governo a questo punto, e
l'amministrazione stessa del Monte dei Paschi.

D. LEI COSA SUGGERISCE DI FARE?
R. Mps è una banca di fatto già nazionalizzata, e andrebbe
nazionalizzata ufficialmente. Andrebbe poi cambiato
l'intero gruppo dirigente, seguendo l'esempio che hanno dato
gli spagnoli con la nazionalizzazione di Bankia, dove hanno
messo un intero team di banchieri indipendenti
professionisti a rifarla in modo trasparente.

Un'altra cosa importante: corrono voci di strane idee, tipiche del mondo
bancario e politico italiano, di fare una 'merger' di Mps e
Banca Intesa. Dio ce ne scampi e liberi. Per tre ragioni:
primo, il sistema bancario italiano è già fortemente
oligopolizzato da banche italiane pubbliche, controllate
dalle fondazioni dei politici, e così lo sarebbe ancora di
più, passando da tre a due grandi banche (Unicredit, Banca
Intesa e Mps; Ndr).

Due: ovviamente, con
un'operazione di questo tipo a perderne sarebbero gli
stakeholder di Mps, perché Banca Intesa si terrebbe quel
poco che le interessa, e getterebbe il resto che può far
concorrenza. Tre: perché questa non è la maniera di
massimizzare il valore sociale. A mio avviso Mps va
nazionalizzato, risanato da amministratori capaci e
indipendenti, e poi riprivatizzato al più presto ad
acquirenti che non siano parte dell'attuale gruppo che
controlla e gestisce il sistema bancario italiano.

D. IL CASO HA SUSCITATO POLEMICHE POLITICHE, CON RECIPROCI
SCAMBI DI ACCUSE TRA PDL, PD E MONTIANI. CHE NE PENSA?
R. Mi sembrano polemiche elettorali di bassa lega. Ci sono
dentro tutti fino al collo, diventa difficile prendere le
parti dell'uno o dell'altro. La responsabilità del Pd verso
il Monte Paschi è gigantesca. Quella del Pdl, in quanto
partito di governo per tre anni e mezzo, è altrettanto
sostanziale. Poi Pdl e Lega controllano una grande quantità
di fondazioni bancarie che controllano Unicredit e
partecipano al controllo di Banca Intesa. Quindi non è che
queste due siano messe in condizioni fantasticamente
migliori di Mps.

D. QUAL È LA POSIZIONE DI "FERMARE IL DECLINO" SUL SISTEMA
BANCARIO?
R. Trasparentissima. È basata su cose che Zingales e io, ma
anche Oscar Giannino e tutti quanti noi andiamo ripetendo da
mesi. E cioè: le fondazioni bancarie sono la causa
principale del pessimo stato delle banche italiane e persino
della recessione e della stretta creditizia italiana. Lo
sono perché mantengono le grandi banche italiane
sottocapitalizzate e in una condizione di oligopolio a tre.

Quindi, punto numero uno: occorre che le fondazioni bancarie
smettano di essere tali, vendano i pacchetti di controllo
delle banche sul mercato. Non importa a chi si vende il
pacchetto. Lo si vende al miglior offerente, e le fondazioni
vadano a fare le fondazioni benefiche: raccolgano capitali,
investano con portafogli diversificati per far del bene alla
gente. La smettano di voler gestire le banche italiane, cosa
che sono, tutte, particolarmente incapaci di fare.

La seconda cosa da fare è liberalizzare un po' di più il nostro
sistema bancario, e favorire l'entrata di banche straniere
altamente competitive ed efficienti. All'estero la
percezione del mondo bancario italiano è quella di un mondo
chiuso, provinciale, fondamentalmente arretrato, poco
disposto a utilizzare strumenti nuovi, con stile di
management arretrato.(Public Policy)

LEP

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