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POLITICA E FONDAZIONI, L'INTRECCIO MONTE DEI PASCHI DI SIENA

mps 29 gennaio 2013

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(Public Policy) - Roma, 29 gen - "Siamo nel caso di una
commistione totale tra politica e finanza. Questa è una
deviazione dal meccanismo democratico, è un filo che va
spezzato non solo per Monte dei Paschi, vale per gran parte
delle fondazioni bancarie: la proprietà del pacchetto
azionario da parte delle Fondazioni ha portato ad
aberrazioni insopportabili". Così Renato Brunetta, del Pdl,
intervenendo a Radio Anch'io sul caso del Monte Paschi di
Siena.

Alla domanda se Mps vada nazionalizzata, l'economista e
candidato del Popolo della libertà, risponde: "È già
nazionalizzata, con i prestiti fatti, i crediti in mano allo
Stato sono superiori alla capitalizzazione di Borsa. Spero
che si riesca a risanare al più presto, altrimenti meglio il
commissariamento e la gestione diretta da parte dello Stato
e poi la reimmissione sul mercato".

Questo pomeriggio alle tre il ministro dell'Economia,
Vittorio Grilli, riferirà sulla crisi del banco senese in
commissione Finanze alla Camera: "Mi aspetto che Grilli dica
tutta la verità su Mps e sulla manovra correttiva", commenta
Brunetta.

OSCAR GIANNINO: NAZIONALIZZARE MPS, MA SENZA FONDAZIONI
"Le fondazioni sono state
un passaggio obbligato, grazie a loro fu possibile
privatizzare in tempi brevissimi le banche. Ma sono
un'anomalia. Il loro ruolo di controllo sulle banche era
stato concepito a tempo, avrebbero dovuto dismettere e
diversificare il patrimonio e le proprie attività". Così
Oscar Giannino, in diretta a Radio Anch'io su Radio 1.

"Ma le fondazioni hanno incominciato ad opporre resistenza
perché ai politici il controllo bancario piaceva e piace
molto" continua il leader e candidato premier di Fare per
Fermare il declino.

"Bisogna nazionalizzarla, ma senza più fondazioni" continua
il giornalista economico, come soluzione transitoria e
spiega: "Io sono per un meccanismo di dismissione delle
fondazioni, che devono uscire dal controllo bancario, perché
l'esperienza di questi anni dimostra che i manager
assecondano la politica e si spingono ad azioni
spericolate". Giannino cita l'acquisto della banca 121 (ex
Banca del Salento) e di Antonveneta, comprata "con valori
folli".

Per Giannino, Mps "è solo la punta di un iceberg, il
problema è quello della riduzione generale della politica.
La sinistra dice di non nazionalizzarla. Ma anche Tremonti,
il centrodestra ha assecondato le attività della fondazione.
La verità è che la politica le banche vuole tenerle sotto le
proprie zampe".

FRANCESCO BOCCIA: MPS, GESTIONE ATIPICA DELLA FINANZA
"È sotto gli occhi di tutti la strumentalizzazione politica,
Pier Luigi Bersani non sa nemmeno com'è fatto il Monte Paschi di Siena,
così come tutto il gruppo dirigente che oggi guida il partito".

Queste le parole di Francesco Boccia, responsabile delle commissioni economiche
del Pd, anche lui in diretta a Radio Anch'io su Radio 1 sul caso Mps. Non
esclude una commistione tra politica e fondazione bancaria:
"Che ci siano stati amministratori locali nel passato che
attraverso la fondazione abbiano inciso sulla banca è
possibile. Esattamente come è possibile che accada in
Lombardia su qualsiasi azienda pubblica, non per questo se
c'è un problema in un'azienda pubblica lombarda si dà la
colpa a Berlusconi".

"Oggi in Parlamento saremo molto netti e chiari" termina
Boccia.

"La vicenda Mps non è solo
fondazioni ma anche gestione atipica della finanza.
La riforma (delle Fondazioni; Ndr) va completata, è
necessario fissare un cap (tetto; Ndr) oltre il quale la
fondazione non deve andare nel controllo azionario di una
banca", continua Boccia che spiega anche il ruolo dei
Monti-bond del valore di 3,9 miliardi: "Il primo prestito
sono stati i Tremonti Bond del 2009, 1,9 miliardi concessi
parallelamente ad altri bond sottoscritti dalla Banca
popolare di Milano e Verona per altri 500 milioni a testa.

Servivano a costruire un ponte verso il risanamento di
banche che si erano esposte per operazioni non molto
oculate".

Quel risanamento continua Boccia, non è avvenuto: "È
evidente che i Tremonti-bond sono serviti solo come ossigeno
e le riorganizzazioni non sono state fatte. Oggi 3,9 servono
a rinnovare i Tremonti bond che scadono a luglio".

Per l'esponente Pd, "la richiesta del Monte Paschi deve essere
accompagnata al rigore molto forte". Boccia non esclude
anche "nel tempo un ingresso dello Stato nel capitale della
banca. È nei patti, se la banca non sarà in grado di
restituire il prestito, questo si trasformerà in azioni".

GIULIANO CAZZOLA: SÌ AL MONTI-BOND SE C'È TRASPARENZA
Se la trasparenza sarà ripristinata, allora il prestito di
3,9 miliardi a Mps sottoforma di Monti-bond potrà essere erogato.
Sono queste le condizioni che fissa Giuliano Cazzola, ex Pdl e candidato al
Senato nella lista "Con Monti per l'Italia", anche lui in diretta a
Radio Anch'io.

Dei 4 miliardi di prestito, Cazzola precisa che a Mps, "non
è ancora andato un euro, è collegato all'aumento di capitale
ed è un prestito ad un tasso al 9%, molto ragguardevole".

Per Cazzola, "bisogna vedere se la banca sarà commissariata,
se la trasparenza della governance sarà ripristinata. A
queste condizioni credo che si possa anche fare il prestito
che Governo e Parlamento hanno approvato".

Per l'esponente d'area Monti, "la prima cosa da fare è
decidere sulla governance". Probabile anche la
nazionalizzazione, se la banca fosse vicina a una condizione
di default". (Public Policy)

LAP

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