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NAPOLITANO, IL DISCORSO D'INSEDIAMENTO DEL 2006

22 aprile 2013

(Public Policy) - Roma, 22 apr - "La nuova legislatura si è
aperta nel segno di un forte travaglio, a conclusione di
un'aspra competizione elettorale, dalla quale gli opposti
schieramenti politici sono emersi entrambi largamente
rappresentativi del corpo elettorale". Era il 15 maggio
2006, quando Giorgio Napolitano giurava per la prima volta
sulla Costituzione e pronunciava il suo primo intervento da
presidente della Repubblica. La seduta, presieduta da Fausto
Bertinotti, iniziò alle 17.

Dopo il giuramento sull'art. 91 della Costituzione, il
neopresidente della Repubblica si rivolge ai parlamentari e
ai delegati regionali con un discorso che sembra per alcuni
aspetti scritto oggi: "L'assunzione delle responsabilità di
governo da parte dello schieramento che ha, sia pur
lievemente, prevalso rappresenta l'espressione del principio
maggioritario che l'Italia ha assunto come regolatore di una
democrazia dell'alternanza realmente operante".

"Ma - puntualizza Napolitano - in tali condizioni appare
più chiara l'esigenza di una seria riflessione sul modo di
intendere e coltivare, in un sistema politico bipolare, i
rapporti tra maggioranza e opposizione. Non si tratta di
tornare indietro rispetto all'evoluzione che la democrazia
italiana ha conosciuto grazie allo stimolo e al contributo
di forze di diverso orientamento; ma il fatto che si sia
instaurato un clima di pura contrapposizione e di
incomunicabilità, a scapito della ricerca di possibili
terreni di impegno comune, deve considerarsi segno di una
ancora insufficiente maturazione nel nostro Paese del
modello di rapporti politici e istituzionali già
consolidatisi nelle altre democrazie occidentali".

"Il reciproco riconoscimento, rispetto e ascolto tra gli
opposti schieramenti, il confrontarsi con dignità in
Parlamento e nelle altre Assemblee elettive, l'individuare i
temi di necessaria e possibile limpida convergenza
nell'interesse generale, possono non già mettere in forse,
ma al contrario rafforzare in modo decisivo il nuovo corso
della vita politica e istituzionale avviatosi con la riforma
del 1993 e le elezioni del 1994".

Questa convergenza nell'interesse generale del Paese "potrà
avvenire - prosegue il presidente della Repubblica - solo ad opera
delle forze politiche organizzate e delle loro rappresentanze nelle
istituzioni rappresentative, sorretta dalla consapevolezza e
dal dinamismo della società civile". "A chi vi parla -
aggiunge - spetta semplicemente trasmettere oggi un
messaggio di fiducia, in risposta al bisogno di serenità ed
equilibrio fattosi così acuto e diffuso tra gli italiani".

"Sono convinto - ha avvertito - che la politica possa
recuperare il suo posto fondamentale e insostituibile nella
vita del Paese e nella coscienza dei cittadini. Può
riuscirvi quanto più rifugga da esasperazioni e
immeschinimenti che ne indeboliscono fatalmente la forza di
attrazione e persuasione, e quanto più esprima moralità e
cultura, arricchendosi di nuove motivazioni ideali".

E qui Napolitano cita la memoria e l'identità condivisa, il
valore della Resistenza, "pur senza ignorare zone d'ombra,
eccessi e aberrazioni". Il "valore del lavoro, come base
della Repubblica democratica, i diritti inalienabili
dell'uomo e il principio di uguaglianza senza distinzione di
sesso, razza, di lingua, di religione". Affronta il tema
dell'immigrazione, "uomini e donne che entrano a far parte
della nostra comunità nazionale contribuendo alla sua
prosperità".

Tema centrale "l'unità e l'indivisibilità della Repubblica"
che si è via via "intrecciata col più ampio riconoscimento
dell'autonomia e del ruolo dei poteri regionali e locali".
Nel tracciare i princìpi e i valori costituzionali che
sottendono alla Costituzione, Napolitano non nega la
necessità di modificarla: "Un risoluto ancoraggio ai
lineamenti essenziali della Costituzione del 1948 non può
essere scambiato per puro conservatorismo", perché la Carta
"è rigida ma non immutabile".

"Nei progetti volti a rivedere - ha spiegato - la seconda
parte della Costituzione che si sono via via succeduti non
sono mai stati messi in questione i suoi princìpi
fondamentali. Ma già nell'Assemblea Costituente si espresse
'la preoccupazione di tutelare le esigenze di stabilità
dell'azione di governo e di vietare le degenerazioni del
parlamentarismo'. Quella questione rimase aperta e altre ne
sono insorte in anni più recenti, anche sotto il profilo del
ruolo di garanzia dell'opposizione e del sistema di
garanzie, in rapporto ai mutamenti intervenuti nella
legislazione elettorale".

Non poteva mancare un ragionamento sull'Europa e sulla crisi
che ha investito l'Unione europea: "La crisi non può in alcun modo oscurare
il cammino compiuto e far liquidare il grande progetto della
costruzione comunitaria come riflesso di una fase storica,
quella del continente diviso in due blocchi contrapposti
conclusasi nel 1989".

"Non potranno fermarci fenomeni di disincanto e di
incertezza indotti nelle opinioni pubbliche da un serio
rallentamento della crescita dell'economia e del benessere
da un palese affanno nel far fronte sia alle sfide della
competizione globale e del cambiamento di pesi e di
equilibri nella realtà mondiale, sia alle stesse prove
dell'allargamento dell'Unione".

"La strada maestra per l'Italia - ammonisce Napolitano -
resta dunque quella dell'impegno europeistico", senza nulla
togliere alla profondità dell'adesione dell'Italia a una
visione dei rapporti transatlantici, dei suoi storici legami
con gli Stati Uniti d'America".

Durante il suo primo
intervento, Napolitano dedica una particolare attenzione ai
temi economici e al rilancio delle imprese italiane: "Hanno
mostrato di saper raccogliere la sfida che viene
dall'operare in un mercato aperto e in libera concorrenza.
Esse chiedono allo Stato non di introdurre o mantenere
indebite protezioni, ma di favorire la competitività del
sistema e gli investimenti privati e pubblici, nonché di
riprendere quel processo di sviluppo infrastrutturale che
tanta parte ebbe nella crescita del secondo dopoguerra".

"Il nostro Paese - osserva - non può rinunciare alle sue
grandi tradizioni in campo industriale e agricolo. Nello
stesso tempo appare indispensabile rafforzare e modernizzare
il settore dei servizi e valorizzare il patrimonio naturale
e paesaggistico, culturale e artistico senza uguali di cui
l'Italia dispone".

Immediato il riferimento al Mezzogiorno, "le cui regioni
diventano un asse obbligato del rilancio complessivo dello
sviluppo nazionale".

Napolitano si sofferma
anche sulla questione morale e sull'amministrazione della
giustizia: "Certo - dice - i problemi della legalità e della
moralità collettiva si presentano ancora aperti in modi
inquietanti e anche in ambiti che avremmo sperato ne
restassero immuni. Mentre sono purtroppo rimaste critiche le
condizioni dell'amministrazione della giustizia, soprattutto
sotto il profilo della durata del processo".

Sui rapporti tra politica e magistratura, nessun dubbio:
"Troppe tensioni circondano ancora i rapporti tra politica e
giustizia, turbando lo svolgimento di una così alta funzione
costituzionale e ferendo la dignità di coloro che sono
chiamati ad assolverla. Anche in questo delicatissimo campo,
sono esigenze di serenità e di equilibrio, negli stessi
necessari processi di riforma, quelle che si avvertono e
chiedono di essere soddisfatte".

"Oggi il mio appello
all'unità non tende a edulcorare una realtà di aspre
divergenze soprattutto ai vertici della politica nazionale,
ma proprio a sollecitare tra gli italiani un nuovo senso
della missione da adempiere per dare slancio e coesione alla
nostra società, per assicurare al nostro Paese il ruolo che
gli spetta in Europa e nel mondo. Ed è un appello che può
forse trovare maggiore rispondenza in quell'Italia profonda,
l'Italia delle cento province, l'Italia della fatica
quotidiana e della volontà di progredire".

"Considero mio dovere impegnarmi per favorire più pacati
confronti tra le forze politiche e più ampie e costruttive
convergenze nel Paese; ma è un impegno che svolgerò con la
necessaria sobrietà e nel rispetto dei limiti che segnano il
ruolo e i poteri del presidente della Repubblica nella
Costituzione vigente".

"Un ruolo di garanzia dei valori e degli equilibri
costituzionali, un ruolo di moderazione e persuasione
morale, che ha per presupposto il senso e il dovere
dell'imparzialità nell'esercizio di tutte le funzioni
attribuite al presidente".

E infine: "Non sarò in alcun momento il presidente solo
della maggioranza che mi ha eletto; avrò attenzione e
rispetto per tutti voi, per tutte le posizioni ideali e
politiche che esprimete. Dedicherò senza risparmio le mie
energie all'interesse generale per poter contare sulla
fiducia dei rappresentanti del popolo e dei cittadini
italiani senza distinzione di parte".

Una fiducia che, infatti, gli è stata rinnovata con il
secondo mandato presidenziale. La prima volta nella storia
della Repubblica italiana. (Public Policy)

SAF

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