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Non c'è solo il Codice antimafia: il ddl sull'incandidabilità dei magistrati

giustizia 10 luglio 2017

di Luca Iacovacci

ROMA (Public Policy) - Si ripartirà con un ciclo di audizioni in cui saranno ascoltati il primo presidente della Corte di Cassazione, il procuratore generale presso la Cassazione, il procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo e il vicepresidente del Csm: questa è la prima novità emersa nel corso della scorsa settimana nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato dove è tornato, da poco, il disegno di legge su incandidabilità ed ineleggibilità dei magistrati.

La proposta, avanzata dall'ex presidente della 2a commissione di Palazzo Madama, Francesco Nitto Palma (FI), è stata comunque approvata dalle commissioni, dopo l'ok dei due relatori Felice Casson (Articolo1-Mdp) e Giorgio Pagliari (Pd).

Eppure il ddl, approvato dalla Camera il 30 marzo scorso con modifiche rispetto alla prima versione deliberata da Palazzo Madama, piace molto meno ai senatori. Compresi i relatori che, tra l'altro, non avevano mostrato molto apprezzamento, in sede di re-incardinamento del ddl, per le modifiche apportate da Montecitorio (per Casson, sono state approvate norme più favorevoli ai magistrati).

Nelle commissioni 1a e 2a il dibattito sull'argomento, tornato al centro dei lavori, è stato, dunque, piuttosto accesso: Vito Crimi (M5s), per esempio, ha aspramente criticato le modifiche di Montecitorio che "rendono inefficace il provvedimento e, anzi, potrebbero perfino causare anomalie, per esempio favorendo alcuni parlamentari attualmente in carica al momento del ricollocamento in ruolo".

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