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Non è un euro per la sinistra (o la destra) radicale

tsipras 26 febbraio 2015

MILANO (Public Policy) - di Luciano Capone - Bentornati alla realtà. La vittoria di Syriza e di Alexis Tsipras alle ultime elezioni politiche in Grecia avrebbe dovuto secondo la convinzione di molti ribaltare le “politiche di austerità imposte dalla Germania” e dare una svolta all’Europa attraverso un “nuovo New Deal” per far ripartire spesa, occupazione e crescita. Nel libro dei sogni che era il “programma di Salonicco”, il nuovo governo greco targato Syriza avrebbe dovuto cancellare gran parte del debito nell’ambito di una “Conferenza europea del debito”, eliminare la Troika e ripudiare il Memorandum, fermare le privatizzazioni, allentare i vincoli di bilancio, dare case, luce, pasti e medicine gratis alle famiglie povere, aumentare la spesa, abbassare le tasse, assumere dipendenti pubblici, restituire le tredicesime, alzare salari e pensioni e tanto altro.

Non si farà nulla di tutto ciò. Finita la campagna elettorale, il programma elettorale di Tsipras è diventato carta straccia. L’illusione è durata anche qualche giorno dopo le elezioni, durante le trattative in cui in maniera un po’ spavalda e maldestra Tsipras e il suo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis hanno continuamente alzato l’asticella, sbattuto i pugni sul tavolo, chiesto alla Germania addirittura la restituzione dei debiti di guerra.

Le controparti hanno lasciato cuocere “l’esperto di teoria dei giochi” nel suo brodo, ben sapendo che il tempo era dalla loro parte. E così, poco prima di restare senza soldi ed uscire fuori dalla moneta unica, Tsipras ha capitolato e accettato tutte le condizioni imposte dalla Troika. Niente conferenza europea sul debito, niente haircut del debito, niente derivati o altri strumenti finanziari per legare il pagamento dei bond alla crescita economica, nessuna marcia indietro su austerità e privatizzazioni, restano la Troika e tutti i vincoli del Memorandum (che però cambiano nome in “Istituzioni” e “accordo” per non far perdere completamente la faccia a Tsipras).

È stato un brutto risveglio per i greci, che pensavano bastasse cambiare governo per scacciare la crisi. “Porgo le mie scuse al popolo greco per aver preso parte a questa illusione”, ha detto Manolis Glezos, l’eroe della resistenza greca e padre nobile di Syriza. In molti, soprattutto a sinistra, hanno sottolineato l’accaduto come una violazione della democrazia, “l’Europa non può cancellare la volontà espressa dal popolo greco”.

È una visione abbastanza ingenua quella di chi ritiene che la volontà dei greci sia sufficiente a ribaltare la costruzione europea, anche perché dall’altro lato del tavolo Tsipras aveva rappresentanti di paesi democraticamente eletti come lui, che dovevano far rispettare la volontà dei propri elettori, che è opposta a quella dei greci. È del tutto ininfluente che i greci siano o meno d’accordo con le proposte di Tsipras, il problema è che non lo sono i contribuenti degli altri paesi europei. Ed è questo l’equivoco di fondo della piattaforma di Syriza, quella di voler fare politiche anti-austerity e di sinistra radicale restando nell’Euro e a spese degli altri paesi che comprensibilmente (o egoisticamente) sono contrari.

Ciò vuol dire che nell’Euro non c’è spazio per “politiche alternative”. La sinistra radicale, come la sua cugina destra radicale che propone ricette simili, non ha cittadinanza nella moneta unica. O le politiche di destra o sinistra stanno all’interno del recinto delle regole europee, oppure si deve uscire e battere promesse elettorali in moneta nazionale, con tutte le conseguenze del caso. Nel 2012 si pensava che sarebbe stato François Hollande a cambiare il volto dell’Europa, a mettere fine alla “austerity” e a dare il via a una nuova stagione di “flessibilità” e “solidarietà”. Le cose non sono andate così e gran parte della sinistra europea ha pensato che Hollande non ha avuto coraggio, ha tradito gli elettori e si è piegato ad Angela Mekel.

Si pensava che un politico con idee più radicali, che non scende a compromessi, come Tsipras sarebbe riuscito laddove Hollande ha fallito. Non è successo, non perché anche Tsipras abbia tradito gli elettori, ma perché anche i programmi più audaci e gli uomini più inflessibili sono sottoposti ad un vincolo che si chiama realtà. Ora che la realtà ha svegliato Tsipras, Varoufakis e i greci dall’illusione di cui parla Glezos, dovrebbe essere chiaro a tutte le forze politiche di destra e sinistra che prima di fare certe promesse bisogna decidere se stare o uscire dall’Europa. (Public Policy)

@lucianocapone

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