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La contraffazione in Italia: tanto fumo, tanto arrosto

made in 13 aprile 2015

ROMA (Public Policy) - di Francesco Ciaraffo - Nel 2014 sono stati sequestrati oltre 3,5 milioni di prodotti contraffatti per un valore accertato di quasi 27 milioni di euro e stimato di poco più di 38. I primi due valori risultano in calo in riferimento all'anno precedente, rispettivamente -18,7% e -9,1%, mentre il valore stimato riscontra un +14,5%.

È quanto emerge da una memoria depositata in commissione d'inchiesta sulla contraffazione dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli.

(ANCORA) TANTO FUMO, MA AUMENTA L'ARROSTO
La classifica dei prodotti sequestrati è guidata dai tabacchi, con oltre un milione di pezzi (per contraffazione) per un valore accertato di 3 milioni di euro. Sono però l'abbigliamento (250mila pezzi sequestrati) e gli accessori e i prodotti per la cura del corpo (quasi 500mila) a pesare di più da un punto di vista economico. Alla prima voce si registra un valore accertato di 5,6 milioni di euro, mentre alla seconda 5,1 con un valore stimato che sfiora gli 11 milioni.

"È evidente che la filiera del falso si è ormai specializzata su più fronti, e che il target storicamente più classico, quello degli accessori di lusso, è affiancato da moltissime tipologie di prodotti, tra i quali spiccano quelli di alta tecnologia", si legge nel documento. Nel 2014 sono stati sequestrati oltre 404mila apparecchi elettronici ed informatici (erano 348mila nel 2012 e 463mila nel 2013) oltre a quasi 206mila tra telefoni cellulari e loro parti (56mila nel 2012 e 254mila nel 2013). Da sottolineare infine l'aumento esponenziale dei sequestri alla voce prodotti alimentari e bevande: dai poco più di 5mila del 2012 si è arrivati ai 25mila del 2014.

GIÙ GLI ARRIVI DALLA CINA, MA IL GIGANTE È ANCORA 1°
La Cina rimane il Paese da cui arriva la grande maggioranza degli oggetti sequestrati, anche se l'Agenzia sottolinea come il trend sia in forte contrazione. Nel 2012, infatti, proveniva dalla Cina l'86% dei prodotti contraffatti; la percentuale si è abbassata al 55% nel 2013 e si è attestata al 37% nel 2014.

Sempre in riferimento ai Paesi d'origine, le Dogane evidenziano come si sia praticamente azzerata la fetta dei prodotti contraffatti proveniente dalla Grecia (10% nel 2012, meno dell'1% nel 2014), mentre aumentano gli 'arrivi' da Hong Kong (1,2% nel 2012, 8,6% nel 2014). Rimangono "interessanti" nel 2014 le origini da Emirati arabi e Turchia (entrambi oltre il 10%), Taiwan (5,7%) e Bangladesh (4%).

I MARCHI PIÙ RICHIESTI? DIPENDE DALLA MODA
Se stilare la classifica dei Paesi di provenienza dei prodotti contraffatti è abbastanza semplice, meno lo è per quella delle marche. "I dati mostrano, per ciascun marchio più ricorrente, una apprezzabile variazione percentuale annua; questo può essere dovuto, in parte a fenomeni di diversificazione di traffico, ma è anche ipotizzabile che di anno in anno vi siano maggiori o minori trend del mercato contraffatto, secondo la domanda, rimanendo comunque tendenzialmente maggioritari i settori del lusso e del tabacco", si legge nella memoria.

Tra i "classici" citati dalla stessa Agenzia, si evidenziano: Louis Vuitton, Burberry, Monclair, Armani per l'abbigliamento; Marlboro per le sigarette. Inoltre, se nel 2012 spiccava il 33% dei sequestri di biglietti di Trenitalia, nel 2013 emergeva il 14% di Henkel (colla Loctite Super Attack). Il trend 2014, invece, si assite a "una maggiore polverizzazione del fenomeno su un maggior sumero di brand", poichè il dato percentuale dell'insieme dei marchi 'residui' rispetto a quelli di maggior ricorrenza è passato dal 20% all'oltre il 29%, spiega l'Agenzia.

IL CONTRABBANDO
Il contrabbando di sigarette ha subito nell'ultimo triennio "un drastico calo": da 12 milioni di pacchetti di sigarette sequestrati nel 2012 a poco più di 3 milioni nel 2014, anno in cui la maggior parte delle bionde di contrabbando è arrivato da Singapore (quasi 30%), mentre si è assistito a una forte contrazione di arrivi dalla Grecia (quasi il 60% nel 2013, 14% nel 2014).

La maggior parte dei sequestri rientra nel fenomeno dell'illicit white (marchi non contraffatti ascrivibili a medie aziende, concentrate in Cina, Ucraina ed Emirati arabi, che piazzano all'estero la produzione eccedente il proprio fabbisogno nazionale e che in Italia risultano di contrabbando), che superano nel numero i classici Marlboro, Merit, Benson and Hedges. (Public Policy)

@fraciaraffo

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