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Ogm e dintorni: cosa prevede il ddl sulla biosicurezza

dna 11 aprile 2017

ROMA (Public Policy) - Far crescere la fiducia nello sviluppo e nell'applicazione delle moderne biotecnologie ma anche favorire la creazione di condizioni volte a ottenere il massimo vantaggio dalle potenzialità degli organismi viventi modificati, stabilendo misure di risposta e regole per il risarcimento nell'eventualità che qualcosa non funzioni e che la diversità biologica subisca o abbia probabilità di subire un danno.

È questo l'obiettivo, secondo Bruno Censore (Pd, relatore) del ddl sulla biosicurezza che ratifica ed esegue il Protocollo addizionale a quello di Cartagena fatto a Nagoya-Kuala Lumpur il 15 ottobre 2010.

Come ricordato durante l'incardinamento dell'atto, avvenuto in settimana in commissione Esteri a Montecitorio, il protocollo di Nagoya-Kuala Lumpur è legato a quello di Cartagena, sempre sulla biosicurezza, del gennaio 2000, addizionale alla Convenzione Onu sulla biodiversità, entrato in vigore a livello internazionale l'11 settembre 2003 e ratificato dall'Italia con la legge 27 del 2004.

Il Protocollo di Cartagena si propone di contribuire al trasferimento, manipolazione e utilizzazione in sicurezza degli organismi viventi modificati che possono avere un impatto negativo sulla biodiversità, considerando anche i rischi per la salute umana e i movimenti transfrontalieri di detti organismi.

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IAC

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