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Olimpiadi: conta anche il parere di chi paga il conto

olimp 22 giugno 2016

di Paolo Belardinelli

ROMA (Public Policy - Istituto Bruno Leoni)

Destinatario:

sindaco di Roma Virginia Raggi

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L’11 settembre 2017 il Comitato Olimpico Internazionale deciderà l’assegnazione delle Olimpiadi 2024. Il neo-eletto sindaco Virginia Raggi ha ancora a disposizione più di un anno per ritirare la candidatura.

Durante la campagna elettorale, in un primo momento sembrava infatti che il sindaco fosse contrario a ospitare le Olimpiadi, sostenendo, ragionevolmente, che prima di pensare ai grandi eventi c’erano da risolvere i tanti problemi della città. Tuttavia, pochi giorni prima del voto di ballottaggio, Raggi modera i toni dichiarandosi a favore della partecipazione diretta dei cittadini e dunque ipotizzando l’organizzazione di un referendum tra i romani per consentire loro di scegliere direttamente.

Ora che le baruffe elettorali sono ormai alle spalle, la prima domanda sorge spontanea:

sindaco Raggi, è ancora intenzionata a organizzare un referendum tra i romani per decidere se ospitare le Olimpiadi?

In campagna elettorale volano infatti tante parole al vento, e l’affidabilità degli annunci diminuisce tanto più questi vengono lanciati vicino al giorno del voto. Non sarebbe affatto una catastrofe se l’annuncio del referendum finisse tra i tanti a cui non è seguito alcun fatto e il sindaco tornasse sulle sua posizione originaria: ritirare la candidatura.

Gli studi sull’organizzazione delle Olimpiadi mostrano che i vantaggi economici nell’ospitare i Grandi Giochi sono al minimo dubbi. Tutte le candidature sottovalutano l’impegno finanziario richiesto per l’organizzazione; la spesa registrata a evento concluso risulta in media il 179% di quanto previsto. La maggior parte degli studi osserva inoltre che la ricaduta dell’evento sull’economia del paese candidato viene, al contrario, sopravvalutata. In un periodo come questo, di tali ristrettezze, è bene fare attenzione a come vengono impiegate le risorse disponibili.

La candidatura rimane però una forte tentazione da parte delle città, per un motivo molto semplice. I costi vengono perlopiù posti a carico del governo nazionale mentre i benefici si concentrano in uno specifico territorio. Pagano i contribuenti dell’intero Paese, ma godono dei vantaggi solo i cittadini dell’area ospitante in cui saranno concentrati gli investimenti.

In questo senso, non è corretto che a decidere se ospitare i Giochi siano solo i cittadini dell’area ospitante. Promuovere la partecipazione diretta significa dare la possibilità di partecipare alla decisione a tutti i diretti interessati, che in questo caso sono tutti i contribuenti italiani che con le loro tasse pagheranno l’organizzazione.

Da contribuente di Milano, riterrei poco giusto non poter prender parte al suo referendum.

Cara Raggi, non crede che il referendum consultivo sia improprio se limitato alla consultazione di coloro che beneficeranno della candidatura senza essere esteso anche a quelli che saranno costretti a finanziarla?  (Public Policy - Istituto Bruno Leoni)

@paolobelardinel

 

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