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Cosa prevede il ddl Pd per introdurre il débat public

infrastrutture 24 aprile 2015

ROMA (Public Policy) - Istituire anche in Italia il débat public sul modello francese, cioè la consultazione pubblica per la realizzazione delle grandi opere. È l'obiettivo del ddl 'Norme per la consultazione e la partecipazione in materia di localizzazione e realizzazione di infrastrutture e opere pubbliche', a firma Stefano Esposito, Stefano Vaccari e Daniele Borioli, tutti Pd, depositato in Senato.

"Il senso del ddl è realizzare più velocemente le opere. Chi accusa che l'obiettivo è di non volerle far fare va in senso contrario allo spirito del disegno", ha spiegato Esposito durante una conferenza stampa a Palazzo Madama.

"Abbiamo chiesto un incardinamento rapido nelle commissioni Ambiente e Lavori pubblici, anche perchè è utile che il Parlamento riesca a definire norme puntuali sul débat public proprio mentre la commissione Lavori pubblici ha inserito un principio in tal senso nel ddl delega appalti. In questo modo il Parlamento potrebbe fornire linee più precise al governo in materia", ha ancora sottolineato Esposito che è anche relatore della stessa delega.

IL DÉBAT PUBLIC ALL'ITALIANA
"Al fine di garantire la massima informazione dei cittadini e delle formazioni sociali sulle decisioni di interesse pubblico, promuovendo la più ampia partecipazione degli interessati, nonché di assicurare l'imparzialità del confronto dei diversi punti di vista - è l'articolo 1 del ddl - la realizzazione di infrastrutture o di opere pubbliche di rilevanza strategica nazionale o con forte rilevanza socio-economica o impatto significativo sull'ambiente è sottoposta, nei casi individuati dalla presente legge, a dibattito pubblico".

A QUALI OPERE SI APPLICA?
Rientrano nel campo di applicazione della legge, in primo luogo, le infrastrutture e opere pubbliche di rilevanza strategica nazionale, a cui aggiungere quelle "con forte rilevanza socio-economica o impatto significativo sull'ambiente" per le quali "sia prevista la valutazione di impatto ambientale obbligatoria o il cui valore di investimento sia pari o superiore a 100 milioni di euro e che riguardino un bacino di utenza non inferiore a 250.000 abitanti".

Nei casi in cui le opere non rientrino in questi ultimi due parametri, la Commissione nazionale di garanzia per il dibattito pubblico procede ad avviare il procedimento su richiesta, alternativamente: del proponente l'intervento; di un consiglio regionale o di un numero di consigli comunali o provinciali rappresentativi di almeno 250.000 abitanti; di almeno cinquanta membri della Camera dei deputati o venticinque membri del Senato della Repubblica; di 250.000 cittadini elettori residenti in un'area di afferenza ricollegabile al luogo nel quale dovrebbe essere realizzato l'intervento. È poi lo stesso ddl a fornire un elenco delle opere a cui 'si applica' il dibattitto pubblico: autostrade e superstrade; linee ferroviarie; vie di navigazione, o adeguamento dei canali esistenti alle dimensioni dei natanti di tonnellaggio elevato; piste di aerodromi; infrastrutture portuali; linee elettriche.

E ancora: gasdotti; oleodotti; depositi di scorie nucleari; dighe idroelettriche o dighe di ritenuta; trasferimento di acqua da bacino fluviale, escluse le vie di navigazione; stabilimenti e impianti culturali, sportivi, scientifici, turistici; impianti di trattamento, stoccaggio e smaltimento rifiuti, discariche e termovalorizzatori. (Public Policy) FRA

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