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Gli Opg, che dovrebbero essere chiusi da un anno

opg 19 aprile 2016

ROMA (Public Policy) - Dal 31 marzo 2015 gli ospedali psichiatrici sono chiusi per legge. Ad oggi, però, solo uno degli ultimi sei Opg italiani - quello di Napoli - è stato realmente chiuso, altri quattro continuano ad ospitare circa novanta pazienti.

Il sesto, quello di Castiglione delle Stiviere (Mantova), "si è invece limitato a cambiare denominazione": è diventato una Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) e ospita 220 pazienti.

È quanto si legge nella sintesi del XII rapporto "Galere d'Italia" dell'associazione Antigone, sulla condizione dei detenuti in Italia. La chiusura degli Opg è stata prevista dal decreto Carceri del Governo Monti, approvato nel 2012.

Il dl ha disposto la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, gli ex manicomi criminali (già chiusi con la legge Basaglia del 1978), entro il 31 marzo del 2013. Termine che è stato poi rinviato per due anni. Secondo Antigone sono 23 le altre Rems aperte, la maggior parte provvisorie e dunque in deroga ai requisiti previsit dalla legge.

"Sei Regioni inadempienti - si legge - per non aver ancora attivato le Rems previste dalla legge (Calabria, Abruzzo, Puglia, Toscana, Piemonte e Veneto) sono state commissariate". Il neo commissario Franco Corleone ha sei mesi di tempo per trovare soluzioni sostenibili.

Negli ultimi dodici mesi, l'Osservatorio di Antigone ha effettuato diverse visite mirate nei principali reparti psichiatrici degli istituti penitenziari italiani, destinati a ospitare persone che necessitano dell'"accertamento dell'infermità psichica" (prevista dall'articolo 112 del dpr 230 del 2000) per un periodo di osservazione di 30 giorni prorogabili.

Secondo l'associazione, in seguito al superamento degli Opg il ruolo di questi reparti "è diventato cruciale": non è infatti più possibile effettuare le 'osservazioni psichiatriche' trasferendo i detenuti in Opg e, dunque, l'amministrazione penitenziaria non può usare gli Opg come "valvola di sfogo" su cui "scaricare" i casi più problematici.

A livello nazionale - si legge - la situazione è assolutamente disomogenea sotto il profilo dei numeri: si va dai 49 posti letto del "Sestante" di Torino ai 5 di Piacenza. Si stima che, ad oggi, siano detenuti in reparti psichiatrici circa 250 detenuti (quasi il triplo degli internati in Opg).

"Sul piano normativo - sostiene l'associazione - occorre fare chiarezza sulle procedure di assegnazione dei detenuti a questi reparti, che non sempre vengono vagliate dalla magistratura e dipendono esclusivamente dall'amministrazione penitenziaria (in alcuni casi all'insaputa della stessa equipe sanitaria)". Le condizioni strutturali di questi reparti "sono spesso precarie": alle Sughere di Livorno "ci sono latrine arrugginite e docce in pessime condizioni".

In molti istituti "si registrano sistematiche deroghe all'ordinamento penitenziario: "Il bagno è a vista e non separato, i letti ancorati al pavimento, non vi è presenza di suppellettili e c'è videosorveglianza h24 di tutte le aree della cella (bagni compresi), anche quando non strettamente necessaria".

Gli Osservatori hanno rilevato "la presenza di sistemi di contenzione (non utilizzati al momento della visita). Si segnala in particolare la cella 150 del Reparto Sestante di Torino e il letto di contenzione al primo piano (VI sezione) a Genova-Marassi". L'uso di questi strumenti, in questi reparti come in Opg, "è incompatibile con la normativa nazionale sui Trattamento sanitario obbligatorio.

Solo in pochi casi il personale riceve formazione specifica e sono frequenti i casi di 'burn out'. Solo nei casi più virtuosi viene garantita assistenza medico-infermieristica continuativa (h24), e gli stessi operatori lamentano una scarsa o nulla collaborazione con i Servizi di salute mentale del territorio". (Public Policy) SOR

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