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Parità genere, Marchi si dimette: comportamenti da casta

marchi maino 11 marzo 2014

ROMA (Public Policy) - "Mi sono dimesso da capogruppo Pd in commissione Bilancio perché sono indignato da quello che è successo ieri. Sulla parità di genere nella legge elettorale non era in discussione lo statuto del Pd ma l'articolo 51 della Costituzione. Su altri provvedimenti ci ho messo la faccia ma su questo la responsabilità è tutta del Pd. L'atteggiamento che abbiamo avuto è da casta e non ce lo possiamo permettere".

A dirlo a Public Policy è il deputato Pd Maino Marchi che oggi ha annunciato le sue dimissioni da capogruppo del Partito democratico in commissione Bilancio alla Camera. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, per il deputato che in passato è stato primo relatore alla legge di Stabilità e primofirmatario dell'emendamento al primo dl Imu cosiddetto sulle case d'oro, è stata dunque la bocciatura in Aula, a voto segreto, dei tre emendamenti alla legge elettorale sulla parità di genere.

Per Marchi "la matrice culturale di quello che è successo ieri è l'intervista di Matteo Renzi da Fabio Fazio" andata in onda domenica 9 marzo in cui il presidente del Consiglio ha affermato: "Non voglio farlo sembrare poco importante, al governo ci sono otto donne e otto uomini per la prima volta. Non credo però che la parità di genere si affermi con un principio legislativo". Ieri Pd, Ncd, Scelta civica e Forza Italia avevano lasciato libertà di coscienza ma per l'ex capogruppo Pd in commissione Bilancio la questione della parità di genere "non si può risolvere in base alle decisioni che ogni partito prende a casa sua".

Per Marchi inoltre i voti che ieri sono mancati al Pd, circa un centinaio, provengono "dallo stesso gruppo, o da parte del gruppo che ha affossato Marini e Prodi come presidenti della Repubblica. Per essere capogruppo in commissione Bilancio serve disciplina di partito, io sono stato eletto dopo aver fatto le primarie e non dentro un listino. Poi dovremo andare nei territori a spiegare quello che abbiamo fatto e io voglio andarci da soldato semplice". (Public Policy)

NAF

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