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PARLAMENTO, LA III REPUBBLICA PARTE DA UN HASHTAG: #ELEGGIAMOCIILPRESIDENTE

PARLAMENTO, LA III REPUBBLICA PARTE DA UN HASHTAG: #ELEGGIAMOCIILPRESIDENTE 03 giugno 2013

ROMANZO QUIRINALE, OGGI TERZA PUNTATA

foto La Presse

(Public Policy) - Roma, 3 giu - La Terza Repubblica parte da
un hashtag: #eleggiamociilpresidente. Il costituzionalista
Giovanni Guzzetta (ex capo di gabinetto di Renato Brunetta
in versione ministro) ci riprova, dopo i referendum
abrogativi del 2009 con cui insieme con Mario Segni chiedeva
di rivedere il Porcellum.

Anche questa volta è in numerosa (e bipartisan) compagnia:
dal fondatore dell'Istituto Bruno Leoni (e del movimento
liberista Fare) Carlo Stagnaro al politologo Gianfranco
Pasquino, dai finiani Sofia Ventura e Alessandro Campi
all'ex presidente del cda Rai Claudio Petruccioli (ex
Pci-Pds-Ds).

L'APPELLO
Si chiude con "ultima chiamata", si apre con il rischio di
una rottura dell'Italia "in modo irreparabile". Ne consegue
- secondo Guzzetta e gli altri firmatari - una certa urgenza
nel mettere mano alla nostra Costituzione: "Oggi il nostro
Paese - si legge - è come una bella casa con gli infissi
usurati, la caldaia da cambiare, il tetto con le tegole
rotte dalle intemperie e dal trascorrere del tempo,
l'umidità alle pareti, le crepe sulle scale. Amare non
significa onorare una reliquia e assistere al suo
decadimento con adorazione fideistica e 'guai a chi la
tocca' perché è sacra".

E ancora: "Le convulsioni attuali del nostro sistema
politico impongono la necessità di mettere mano ad alcuni
articoli di una Costituzione scritta 65 anni fa con
condizioni, esigenze e aspettative totalmente diverse e,
benché difficili e segnate dal dopoguerra, per certi aspetti
meno complesse di quelle attuali. Il risultato elettorale di
febbraio, la gestione di tale risultato e più ancora le
modalità e l'esito paradossale dell'elezione del presidente
della Repubblica [...] sono sintomi di un Paese che ha
disperatamente bisogno di cambiare le proprie regole. E
forse questa è l'ultima chiamata".

A RODOTÀ E ZAGREBELSKY DICIAMO..
"Stimiamo la buona fede dei Zagrebelsky e dei Rodotà -
aggiungono i presidenzialisti - che il 2 giugno scorso
"hanno convocato una manifestazione in difesa della
Costituzione. Stimiamo molto meno la loro energia
conservatrice che condanna il nostro Paese ad essere sempre
uguale a se stesso e a precludersi un futuro di sano
sviluppo democratico, sociale, economico".

DIREZIONE PRESIDENZIALISMO
Il 14 maggio 2013 Guzzetta & Co. hanno depositato in
Cassazione un progetto di legge costituzionale di
iniziativa popolare per "l'introduzione dell'elezione
popolare diretta del capo dello Stato; la fine del
bicameralismo; un sistema elettorale per la Camera
uninominale a doppio turno; la riduzione dei membri della
Camera politica; un referendum obbligatorio che consenta ai
cittadini di pronunziarsi su questa riforma".

Basta modificare l'articolo 83 della Costituzione - "Il
presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento" - così:
"Il presidente della Repubblica è eletto a suffragio
universale a maggioranza assoluta dei votanti. Qualora
nessun candidato abbia conseguito la maggioranza, il
quattordicesimo giorno successivo si procede al ballottaggio
tra i due candidati che abbiano conseguito il maggior numero
di voti".

La soglia dell'età per essere eletti diventa 35 anni (non
più 50) e la durata dell'incarico è 4 anni con una sola
possibilità di rielezione. "Gli atti del presidente della
Repubblica - si legge ancora - adottati su proposta del
Primo ministro o dei ministri sono controfirmati dal
proponente, che se ne assume la responsabilità".

"Non sono sottoposti a controfirma la nomina e la revoca
del Primo ministro, l'indizione delle elezioni delle Camere e
il loro scioglimento, l'indizione dei referendum nei casi previsti
dalla Costituzione, il rinvio e la promulgazione delle
leggi, l'emanazione dei decreti-legge e dei decreti
legislativi delegati, l'invio dei messaggi alle Camere, le
nomine che sono attribuite al presidente della Repubblica
dalla Costituzione e quelle per le quali la legge non
prevede la proposta del Governo".

LE ALTRE MODIFICHE
475 deputati (al posto degli attuali 630), eletti "a
suffragio universale e diretto, con sistema maggioritario
uninominale". Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori
che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i 18 anni (al
posto degli attuali 25). Il Senato viene eletto invece "in
forma indiretta" e "assicura la rappresentanza degli enti
territoriali". Bye bye alle circoscrizioni Estero.

La durata delle Camere è fissata a 4 anni, uno in meno di
adesso; il candidato alla presidenza della Repubblica
risultato non eletto "che abbia ottenuto il maggior numero
di voti o che abbia partecipato al ballottaggio è membro di
diritto della Camera". Per quanto riguarda l'opposizione: "I
regolamenti delle Camere definiscono lo statuto
dell'opposizione con particolare riferimento all'esercizio
delle funzioni di controllo e di garanzia".

La funzione legislativa è esercitata dalla Camera. Per
quanto riguarda il Senato, secondo la proposta la
Costituzione prevederà "i casi e i modi" in cui Palazzo
Madama parteciperà "all'esercizio della funzione
legislativa".

"Il Governo della Repubblica - si leggerebbe infine nel
'nuovo' articolo 92 della Costituzione - è composto del
Primo ministro e dei ministri, che costituiscono insieme il
Consiglio dei ministri. Il presidente della Repubblica
nomina e revoca il Primo ministro e, su proposta di questo,
nomina e revoca i ministri. Il presidente della Repubblica
presiede il Consiglio dei ministri". (Public Policy)

GAV

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