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Partiti, Boldrin (Fare) boccia Renzi e apre al mondo popolare /Intervista

Partiti, Boldrin (Fare) boccia Renzi e apre al mondo popolare /Intervista 29 ottobre 2013

Partiti, Boldrin (Fare) boccia Renzi e apre al mondo popolare /Intervista

(Public Policy) - Roma, 29 ott - Fermare il declino ha promosso con altre cinque formazioni - Partito liberale italiano, Liberali italiani, Partito federalista europeo, Uniti verso Nord, Progett'azione - un percorso di aggregazione per creare una lista unitaria in vista del voto europeo della primavera 2014. Un progetto "liberale e popolare che vuole rappresentare e rivolgersi ai ceti economico-sociali più vivi, creativi, dinamici e produttivi del nostro Paese, emarginati e soffocati dal peso intollerante del fisco e della burocrazia". E che, secondo i promotori, "è alternativo al conservatorismo di Pd e Pdl e al populismo dei 5 stelle".

Se la denuncia verso "l'attuale sistema partitocratico" è netta, nella ricerca degli interlocutori e compagni di viaggio i 'neo-liberali' rivendicano flessibilità. Per capire verso quali direzioni si orienteranno le possibili alleanze della nascente aggregazione, tanto più vitali per superare il rigido sbarramento del 4% che regola le elezioni per l'Assemblea di Strasburgo, Public Policy ha sentito l'economista Michele Boldrin, attuale presidente di Fare per Fermare il declino.

D. TEME DI REALIZZARE UN'OPERAZIONE ELITARIA TRA VERTICI DI MICRO-PARTITI?
R.
Per ora registro un'ampia condivisione di obiettivi tra le formazioni che hanno promosso il percorso verso un'aggregazione comune e un vasto supporto fra gli aderenti a cui ora passa la parola. Stiamo lanciando iniziative comuni sul territorio per capire se noi e le dozzine di altri gruppi che hanno manifestato interesse possiamo vivere sotto lo stesso tetto.

D. PENSA CHE IN ITALIA VI SIANO LE CONDIZIONI PERCHÉ IL "TERZO STATO" A CUI VI RIVOLGETE PRENDA COSCIENZA DELLA PROPRIA FORZA E SOGGETTIVITÀ POLITICA?
R.
Vi sono tutti i presupposti culturali, economico-sociali, civili. Altrimenti l'esperienza di Fermare il declino non avrebbe avuto una risposta di massa. Se l'Italia non è crollata come la Grecia vuol dire che esistono decine di milioni di persone capaci di creare lavoro e ricchezza, non privilegiati ma oppressi dal sistema statale. Ciò che è emerso nella presentazione del nostro progetto è solo la punta di un iceberg, di una galassia che deve essere riconoscibile anziché restare frammentata.

D. CORRADO PASSERA, CHE HA MANIFESTATO INTERESSE PER L'INIZIATIVA, PUÒ ESSERE UN VOSTRO PUNTO DI RIFERIMENTO?
R.
Lo conosco vagamente, e l'ho sentito parlare in pubblico soltanto una volta. Ha realizzato atti pregevoli e si è comportato meglio di altri nel governo Monti, mentre nel passato ha preso decisioni che non condivido. Ma nessuno è perfetto, sbagliando si impara e tutti possono cambiare legittimamente opinione.

Non metterei comunque il carro davanti ai buoi: non mi sembra il momento di mettersi a cercare un leader visto che abbiamo appena iniziato il processo di aggregazione. E sia alla conferenza stampa che in incontri precedenti sono state molte le persone qualificate che hanno espresso interesse, da Mario Baldassarri a Nicola Rossi.

D. A GIUDIZIO DI PASSERA HA SENSO PARLARE DI SALVAGUARDIA DELL'ITALIANITÀ ED È AUSPICABILE UN FORTE RUOLO DI CDP NEL GOVERNO DELLA RETE FISSA DI ACCESSO ALLE TELECOMUNICAZIONI. UNA VISIONE AGLI ANTIPODI RISPETTO ALLA VOSTRA.
R.
Se l'ex responsabile per lo Sviluppo economico vorrà discutere con noi sui temi della politica industriale lo farà con cifre e documenti alla mano. Sono pronto a discutere e scontrarmi anche con lui. Ma vorrei chiarire due equivoci. Il termine "ultra liberista" che ci viene appiccicato non vuol dire nulla e francamente mi infastidisce. Io uso scienza e coscienza per decidere cosa sia bene e cosa sia male per il Paese, non qualche astratto "ismo". Trecento anni di ricerca economica mi hanno insegnato che il cosiddetto "mercato" non risolve tutto. Ma neanche lo Stato.

E che non sono gli unici due meccanismi disponibili. In ogni caso, sulla Cassa depositi e prestiti sono abbastanza certo che io e Corrado Passera la pensiamo diversamente.

D. POTRESTE ALLEARVI CON UN PD GUIDATO DA RENZI E CONVERGERE SUL PROGRAMMA ECONOMICO MESSO A PUNTO DA YORAM GUTGELD?
R.
Renzi sta allestendo un progetto vago e poco preciso, del tutto elettoralistico. Vuole vincere il congresso del Pd fabbricando illusioni da usare per vincere le elezioni. Pericoloso: un signore chiamato Silvio ha fatto esattamente questo per 20 anni e i risultati si vedono. Tutti in Italia sono schierati contro gli sprechi e a favore di efficienza e liberalizzazioni, ma pochissimi hanno il coraggio di tradurre le aspirazioni in realtà.

Nell'arco di 5 anni noi vogliamo tagliare di 6 punti percentuali la spesa pubblica e di 5 punti la pressione fiscale. E spieghiamo dove intervenire e reperire le risorse necessarie. Ruota attorno a tale impegno la differenza rispetto all'iniziativa del primo cittadino di Firenze, che si limita a promettere latte e miele.

D. GUARDATE A UN'EUROPA FEDERALE, CHE SI PONGA COME SOGGETTO POLITICO UNITARIO. COME EVITARE LA CREAZIONE DI UN "SUPER-STATO CENTRALISTA E PESANTE" A FAVORE DI UNA FEDERAZIONE LEGGERA?
R.
Vogliamo trasformare l'Europa oggi confusa, avviata verso una tecnocrazia centralista e burocratizzata a causa di fughe in avanti come fu l'adozione della moneta unica da cui certo non possiamo tornare indietro. Allo stesso modo sarebbero fughe in avanti gli Eurobond e la Tobin tax.

Realizzare un'autentica istituzione federale implica la riduzione di una burocrazia invasiva e la definizione chiara di prerogative per le autorità centrali, conferendo tutte le altre ai governi locali. Così potremo unire popoli, mercati e territori.

D. QUALE RIFORMA ELETTORALE RITIENE PIÙ EFFICACE PER L'ITALIA E PER LA REALIZZAZIONE DEL VOSTRO PROGETTO?
R.
È complicato immaginarlo poiché non esiste nel mondo un modello perfetto. Neanche la repubblica presidenziale e federale risolve tutto. Basti guardare al Venezuela e alla Bolivia, che impallidiscono a confronto con regimi parlamentari proporzionali che danno buoni risultati come in Germania e Spagna.

È necessario ripensare a un meccanismo di voto coerente, abrogando il Porcellum oligarchico delle liste bloccate, rimuovendo il finanziamento pubblico ai partiti, introducendo l'istituto delle primarie per selezionare i candidati al Parlamento. Se poi riuscissimo ad arrivare ai collegi maggioritari, a uno o due turni, il mercato della politica potrebbe aprirsi alla scelta responsabilizzante del corpo elettorale e valorizzare chi è realmente alternativo. (Public Policy)

EDP

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