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PD, BERSANI VERSO LA PROVA IN DIREZIONE CON UN "PIANO A" RITOCCATO /FOCUS

PD - direzione nazionale 25 marzo 2013

PD - direzione nazionale

(Public Policy) - Roma, 25 mar - Pier Luigi Bersani si
presenta alla riunione della direzione del Pd di questa sera
con un "piano A", ma forse un po' smussato: se all'inizio la
linea del segretario era "assolutamente no al Pdl" ora,
dicono i rumors nel partito, Bersani non escluderebbe di
mettere tra le possibilità un dialogo con Pdl, Lega e centro
di Monti. Dopo aver provato tutte le strade, il segretario
starebbe riflettendo sul fatto che un accordo, anche non
diretto, con il centrodestra, potrebbe essere l'unica strada
percorribile. Almeno per incassare la fiducia e formare un
governo.

La nuova linea del segretario quindi, a quanto dicono più
fonti interne, sarebbe quella di non escludere un accordo,
magari indiretto, con Pdl, Lega e montiani, con cui
incassare la fiducia iniziale in Parlamento e poi navigare a
vista con una sorta di governo di minoranza che cerchi i
consensi anche di altri (M5s in testa) sui singoli
provvedimenti. Un piano però, dicono diversi nel Pd, che non
piace a tutti: alcuni vedrebbero più di buon occhio
un'alleanza vera e propria con il centrodestra, magari a
sostegno di un governo di scopo affidato a un tecnico.

La deputata del Pd, Alessia Mosca, che stasera parteciperà
alla direzione, sembra confermare il mutamento del piano di
Bersani: "A seguito delle consultazioni e delle parole del
Capo dello Stato - dice a Public Policy - è chiaro che c'è
stato un adeguamento: viene arricchito il piano per far
fronte all'esigenza di fare delle riforme necessarie e
condivise da tutti. Il piano di Bersani, su cui discuteremo
stasera, propone un doppio binario di azione: uno, come
linea di governo, che realizzi gli 8 punti del Pd; l'altro,
che cerchi consensi ampi per realizzare quelle riforme
urgenti su cui tutti ci troviamo d'accordo. I due piani
hanno ovviamente interlocutori diversi. Credo che questa sia
la strada stretta su cui siamo in questi giorni. Discuteremo
tra noi stasera e vedremo il da farsi. Prima di ogni cosa,
comunque, viene la necessità di un governo stabile".

Dal canto suo Silvio Berlusconi da giorni ripete che
l'unico governo per l'Italia può essere quello nato da
un'alleanza Pd-Pdl e proprio stamattina l'ex premier ha
alzato il tiro proponendo: "Bersani premier con Angelino
Alfano vicepremier". Non è escluso che, nel Pd, ci siano
diversi pronti a sottoscrivere questa proposta. Ma Bersani
"non vuole e non può", dice una fonte, avallare un'alleanza
di questo tipo, con cui deluderebbe gran parte del suo
elettorato. Piuttosto, continua la fonte, starebbe iniziando
a vagliare la possibilità di un accordo magari più "soft",
con un sostegno esterno al suo governo da parte del
centrodestra. Marina Sereni, attuale vice presidente della
Camera, però sostiene: "Non c'è nessuno piano B, C, D: noi
non 'compreremo' senatori e lo metto tra virgolette. Nessun
patto segreto con nessuno".

La frattura all'interno del
Pd, però, sembra esserci. Diversi sostengono che anche un
governo di minoranza, che incassi la fiducia con l'aiuto di
Berlusconi&Co. e poi tenti di sopravvivere con i voti dei 5
stelle sui singoli provvedimenti, sia un gioco al massacro.
Una parte del Pd, in sostanza quell'area scoperchiata ieri
da Graziano Delrio, vorrebbe piuttosto un governo di scopo,
o di nessuno, sostenuto da un'ampia maggioranza, che duri
cinque-sei mesi e faccia le riforme necessarie all'Italia.

A questa divisione interna, rivela un'altra fonte, se ne
aggiunge un'altra: c'è chi, in questo gioco di consultazioni
e limature, inserisce anche la partita per il Quirinale,
cercando un candidato condiviso con il centrodestra; e chi
invece tenta di tenere separati i due piani, puntando a un
proprio candidato.

In questo senso la riunione della direzione di stasera si
preannuncia infuocata. Bersani presenterà questo suo "piano
A" ritoccato ma se la dovrà vedere con un partito sempre più
diviso e con tanti che gli "tireranno la giacca", per usare
sua vecchie parole. L'appuntamento serale a via del
Nazareno, che in origine doveva essere un modo per
ricompattare il Pd, si preannuncia dunque come un nuovo
ring. Tanto che qualcuno sussurra che ci sarà bisogno di una
terza riunione della direzione per rimettere insieme i
cocci.

Secondo una fonte interna al partito, il dissenso che
cresce non appartiene però più solo ai renziani ma si
starebbe dilatando a macchia d'olio, prendendo anche parti
di altre correnti, dai "dalemiani" ai "franceschiani". Che
condividerebbero la necessità abbandonare totalmente il
corteggiamento ai 5 stelle e virare invece, come unica
strada possibile, su una vasta alleanza, che vada da Pdl a
Monti. In questo senso, se anche Bersani riuscirà a
ricompattare i suoi e andare avanti, il 'big bang' interno
sarà, ancora una volta, solo rimandato. (Public Policy)

VIC

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