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PD, BINDI A BERSANI: UN GOVERNO DI MINORANZA CI CONSEGNA A BERLUSCONI

11 aprile 2013

(Public Policy) - Roma, 11 apr - Parla come "onorevole e non
come presidente dell'assemblea nazionale del Pd". Dalla
premessa già si comprende che Rosy Bindi sta per lanciare
avvertimenti al segretario Bersani, e lo fa con
un'intervista sulla Stampa.

"Leggo - dice - che dagli incontri avviati da Bersani si
starebbe parlando del Colle e non del Governo, che le due
questioni sono separate e che baratti non ne accettiamo. Ma
questo deve valere anche per noi: nessuno scambio improprio,
nemmeno per ottenere il 'si parta' per il cosiddetto governo
di minoranza, come sostiene Vendola".

Sui nuovi interlocutori politici, i parlamentari grillini,
rileva: "Il confronto andava fatto, nel rispetto della
richiesta di cambiamento venuta dalle urne. Forse poteva
trascinarlo meno a lungo".

Ma la questione centrale è un'altra: "Non mi ha convinto lo
scarto improvviso che è seguito: la ricerca di escamotage
parlamentari che facessero affidamento su comportamenti
compiacenti della Lega e pezzi di centrodestra, che
avrebbero dovuto 'non impedire' il varo di un governo
Bersani di minoranza. La considero una soluzione politicista
e precaria".

"Quando leggo che - dice - dovremmo fare un governo che
vive grazie al fatto che un po' di senatori del Pdl escono
dall'aula e che magari poi arriva qualche voto 'grillino',
mi viene da dire che stiamo dando a Berlusconi le chiavi del
nostro cosiddetto 'governo del cambiamento'. Potrà decidere
lui come e quando staccare la spina, e quali e quanti dei
nostri otto punti far benevolmente passare. Insomma ci
mettiamo completamente nelle sue mani".

Per Bindi, il governissimo
di Berlusconi è una proposta irricevibile ma almeno -
precisa - ha il pregio della chiarezza.
"Il Pd non può tornare a governare con Berlusconi. -
osserva - Il popolo di centrosinistra è stato molto provato
dal governo Monti: l'esperienza non è riproponibile".

Nessun timore di un nuovo confronto elettorale: "Noi non
vogliamo le elezioni ma nemmeno dobbiamo temerle e,
comunque, è necessaria una nuova legge elettorale".

Come estrema ratio, il presidente dell'assemblea del Pd
propone che per "evitare il voto anticipato ed aprire una
fase di riforme essenziali, mi sembra più trasparente e
sostenibile una soluzione marcatamente istituzionale,
affidata al presidente della Repubblica per un governo di
scopo, limitato nel tempo, guidato da una personalità
congeniale a tale profilo, istituzionale e non politico".

Non nega le difficoltà interne al Pd: "A me sembra -
sottolinea - che il partito si stia allontanando dalla sua
ispirazione originaria. Noi eviteremo rotture solo se
terremo fede all'ispirazione di partito di centrosinistra
nitidamente alternativo al centrodestra, culturalmente
plurale e a gestione collegiale: nel solco dell'ispirazione
dell'Ulivo".

Infine, sulla questione Renzi-grande elettore, Bindi non ha
gradito né come è stata gestita la vicenda né com'è finita.
(Public Policy)

SAF

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