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PD, DUE "ANIME": CHI DÀ FIDUCIA A BERSANI, CHI DICE SÌ A LARGHE INTESE /FOCUS

PD - direzione nazionale 29 marzo 2013

bersani-pd

(Public Policy) - Roma, 29 mar - Pd sospeso in attesa della
decisione del Quirinale. Secondo diverse fonti interne il
partito di Pier Luigi Bersani trattiene il fiato ma appare
sempre più spacchettato.

Se finora le varie anime che si sono andate componendo in
questi mesi sono rimaste per così dire "congelate" durante
le consultazioni, adesso che Napolitano ha "congelato"
Bersani, le anime starebbero ricominciando a fremere e a
muoversi. Tanto che qualcuno parla di un partito diviso in
due.

Secondo una fonte interna al Pd la posizione del segretario
sarebbe ormai minoritaria. La linea di Bersani sarebbe
sempre quella del "piano A rimodellato", presentato
nell'ultima direzione del Pd. Il segretario punterebbe ad
avere un incarico da Napolitano, rifiutando un governo
"tecnico" insieme al Pdl. Forte, dice qualcuno, del fatto
che potrebbe avere i numeri per formare un governo.

Secondo diverse fonti, all'interno del Pd ci sarebbe però
una fronda, sempre più maggioritaria, pronta eventualmente
ad appoggiare un governo di larghe intese, purché duri
cinque-sei mesi, faccia le riforme (in testa quella della
legge elettorale), dia il tempo al Pd per riorganizzarsi
intorno a un nuovo segretario, e traghetti il Paese verso
nuove elezioni. In questa fronda, rivela un renziano, in
realtà ci sarebbero diversi punti di vista e diverse
opinioni sul come fare questo governo "di scopo", ma la
stessa convinzione di dover superare il momento e puntare su
un altro Pd, oltre Bersani.

Una possibilità di mezzo, dice un'altra fonte, sarebbe un
governo guidato da qualcun altro rispetto a Bersani, come
Enrico Letta, che potrebbe ricompattare il partito in vista
del prossimo voto, accettare un'alleanza con il Pdl, formare
un governo che porti a casa le riforme e riandare a
elezioni.

Anche sfogliando le varie dichiarazioni degli esponenti del Pd,
si nota qualche diversificazione di vedute.
"Tornare al voto con questa legge elettorale sarebbe
inutile e rischioso - dice a Public Policy Sandro Gozi -
rischiamo di ottenere un risultato simile a quello attuale.
Serve un governo per fare riforme: correggere almeno la
legge elettorale con il premio di maggioranza anche al
Senato, e dare sicurezza e fiato ai risparmiatori e ai
nostri partner europei. Bisogna prendere il tempo di fare
questo e tornare poi al voto al più tardi nella primavera
prossima".

Non è della stessa idea Laura Puppato: "Il leader ce
l'abbiamo - dice in un colloquio con Public Policy - i punti
ce li abbiamo, la vittoria c'è stata, non ha prodotto la
maggioranza che volevamo ma un governo che non sia del Pd mi
sembra stralunare". Puppato smentisce anche che all'interno
del Pd ci siano delle frizioni sulla linea da seguire: "La
linea di Bersani è stata votata all'unanimità dal partito.
Non ho mai ascoltato nessuno nel Pd che abbia ipotizzato
l'appoggio a un governo di larghe intese, se non come scelta
disperata. Tutti abbiamo dato a Bersani mandato per formare
un governo per il cambiamento. Non ho sentito voci fuori dal
coro".

Eppure più d'uno nel partito, e non solo in area renziana,
è pronto a scommettere che una grande fetta del Pd è pronta
a puntare il dito contro il segretario e a chiedere un suo
passo indietro. Passo indietro imminente, dice una fonte, a
meno di un colpo di scena stasera al Colle.
Al momento si tenta di non parlare troppo in via del
Nazareno, aspettando di vedere cosa succede, ma appare
chiaro che il "dopo Bersani" si fa sempre più vicino.

Il primo banco di prova sarà subito dopo Pasqua, quando è
stata convocata una nuova riunione della direzione
nazionale. Secondo alcuni proprio in quella sede si parlerà
di anticipare il congresso, in cui archiviare Bersani e
scegliere un nuovo leader. E qualcuno dice che Matteo Renzi
starebbe già iniziando la conta. (Public Policy) VIC

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