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Perchè si torna a parlare di Iva sugli e-book

ebook 10 novembre 2014

ROMA (Public Policy) - di  Giacomo Lev Mannheimer* - Nei mesi passati ci siamo occupati a più riprese dell’annosa questione dell’Iva applicabile agli e-book, prima in un paper dell’Istituto Bruno Leoni e poi con alcuni interventi su Leoni Blog. Ebbene, a quanto si apprende dall’agenzia Public Policy, tra i circa 4.000 emendamenti presentati alla commissione Bilancio di Montecitorio per modificare il testo della legge di Stabilità, ve ne sarebbero due volti a ottenere la diminuzione dell’Iva sugli e-book dal 22 al 4%, equiparandola così a quella, agevolata, applicabile ai libri cartacei.

Un obiettivo, questo, che, di recente, è stato anche oggetto di una fortunata campagna online, emblematicamente denominata #unlibroeunlibro. Proprio riprendendo lo slogan di quest’ultima campagna Gianfranco Librandi e Pierpaolo Vargiu di Scelta civica hanno motivato l’emendamento presentato: “Come sostiene la campagna in corso sui social network – hanno dichiarato – anche per noi #unlibroèunlibro: per questo abbiamo presentato un emendamento alla legge di Stabilità per portare l’Iva sulle pubblicazioni in formato elettronico, a partire dagli e-book, dal 22 al 4%, uniformandola a quella applicata alle pubblicazioni su supporto cartaceo“.

“Con il nostro emendamento – hanno proseguito i due esponenti di Sc – stabiliamo un principio generale secondo cui, per ogni tipo di pubblicazione che beneficia di aliquote ridotte, l’Iva è uguale a prescindere dal supporto utilizzato“. Prima di loro, a quanto pare, aveva presentato un emendamento di uguale tenore l’intero gruppo del Partito democratico in commissione Bilancio e in commissione Cultura.

Lo scorso maggio, durante la presentazione della prima bozza del decreto Cultura, il ministro Franceschini aveva proposto di ridurre l’Iva sugli e-book (anche se, inspiegabilmente, non al 4 ma al 10%): alle parole, tuttavia, non seguirono i fatti, poiché, secondo quanto dichiarato dallo stesso ministro, sarebbe stato necessario un intervento in sede europea.

Dopodiché, ad agosto, il ministro dichiarò che la riduzione dell’Iva sugli e-book sarebbe stata una priorità della sua azione in Europa durante il semestre italiano di presidenza Ue, e che il 24 settembre i 27 ministri della cultura ne avrebbero discusso durante un vertice sull’editoria digitale. Anche in quell’occasione, tuttavia, non emerse nulla se non vaghi propositi e prese di posizione personali.

Oggi, a seguito della proposizione di questi due emendamenti (da parte di due partiti facenti parte della coalizione di governo, peraltro), c’è da sperare che il governo, anche a seguito delle numerose aperture pubbliche da parte del ministro Franceschini, si mostri finalmente sensibile al tema e decida di adeguarsi a un principio imprescindibile di qualunque ordinamento giuridico maturo, quale quello costituito dalla parità di trattamento (anche fiscale) tra eguali fattispecie. (Public Policy)

@glmannheimer

(*Pubblicato su Leoni Blog)

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