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Come stanno i lupi italiani? Benino, dice il ministero

lupo 08 giugno 2016

ROMA (Public Policy) - "Lo stato di conservazione del lupo è oggi notevolmente migliorato: si stimano tra i mille e i 2mila animali, contro i poco più di 100 all'inizio degli anni Settanta. La più recente valutazione della IUCN, l'Unione internazionale per la conservazione della natura, indica per il lupo in Italia un rischio di estinzione inferiore rispetto al passato, dal momento che la specie non è più inserita nella categoria 'pericolo di estinzione', ma nella categoria inferiore di 'specie vulnerabile'".

Lo ha precisato il sottosegretario all'Ambiente, Silvia Velo, rispondendo in aula alla Camera a sei interrogazioni (a firma M5s, Pd e Al-Possibile) sul piano di conservazione e gestione del lupo in Italia.

La bozza del piano, ha ricordato Velo, elaborato dal Comitato paritetico per la biodiversità, "è stata redatta nell'ambito di un ampio confronto con portatori di interessi e tecnici".

Inoltre "sono stati acquisiti commenti ed osservazioni da parte di dodici Regioni e Province autonome, nonché quelli di diversi portatori di interessi tra cui le associazioni di protezione ambientale, le associazioni agricole, i rappresentanti delle aree protette ed esperti".

Nell'ambito delle misure volte a migliorare lo stato di conservazione del lupo, "sono state oggetto di approfondimento le ipotesi di deroga al divieto di prelievo, secondo quanto previsto dalla 'direttiva habitat'" e da un decreto datato 1997 del presidente della Repubblica (n.357), "ponendo tuttavia una serie di prescrizioni più stringenti rispetto alla normativa vigente", ha aggiunto ancora Velo.

Il Piano prevede ora 22 azioni, "oltre a quelle sulle deroghe che non si configura come un'azione in senso stretto perché costituisce una possibilità già prevista dalla legge; la cui operatività è stata peraltro subordinata alla realizzazione delle azioni relative alla prevenzione e all'indennizzo dei danni, e alla condizione che la limitazione non comporti rischi per lo stato di conservazione della specie".

Per ogni azione, ha spiegato il sottosegretario, "sono indicati esplicitamente tempi, priorità, responsabili, programma e indicatori di realizzazione". Le principali modifiche rispetto alla versione originale presentata al Comitato paritetico per la biodiversità "riguardano le azioni di prevenzione e mitigazione dei danni al bestiame domestico, di controllo del randagismo e degli ibridi, di applicazione delle deroghe, di attività di antibracconaggio, di sensibilizzazione, divulgazione e informazione"

Velo ci ha tenuto a precisare che nella bozza del Piano "non è prevista alcuna quota di abbattimenti di lupi autorizzati a priori, concetto peraltro contrario alla 'direttiva habitat', alla normativa nazionale e totalmente estraneo al Piano; ed in nessun punto del Piano si fa riferimento all'abbattimento di cani né all'interno delle aree protette, né al di fuori. È fissata invece una precisa autolimitazione alla possibilità di deroga per il controllo del lupo, già consentita dalla normativa vigente".

Infine, la tempistica: "In data 6 maggio 2016, il Piano è stato trasmesso ai membri del Comitato paritetico per la biodiversità per un'ulteriore verifica e per l'approvazione con procedura online; è in corso la trasmissione del medesimo Piano d'azione alla Conferenza Stato-regioni, ai fini della relativa approvazione mediante accordo. A riguardo, si precisa che il nuovo Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia potrà essere reso effettivo sulla base di tempi tecnici necessari alla relativa approvazione in Conferenza Stato-regioni citata in precedenza".

Velo ha concluso: "Una volta attivate senza successo le misure di prevenzione e indennizzo, vi è la possibilità di ricorrere alla rimozione di singoli lupi, previa autorizzazione ministeriale da rilasciarsi sulla base di un parere di Ispra". (Public Policy) GAV

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