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Poche risorse per il Dopo di noi? "Prima erano zero"

disabilità dopo di noi welfare 01 giugno 2016

di Francesco Ciaraffo

ROMA (Public Policy) - "Questi genitori hanno il diritto di sapere cosa accade dopo di loro". Questi sono le mamme e i papà dei disabili gravi che affrontano il momento della propria morte con il carico di angosce per un figlio non autosufficiente.

Il ddl Dopo di noi, approvato in Senato e ora di nuovo alla Camera per la lettura definitiva, è pensato per loro, spiega Ileana Argentin.

Secondo l'Istat, la platea dei possibili destinatari delle misure contenute nel ddl Dopo di noi è stimabile in 127mila persone. A questi, nei prossimi cinque anni, se ne potrebbero aggiungere altre 12.600. Ma è difficile essere più precisi.

Durante un'audizione al Senato, infatti, l'Istituto aveva sottolineato che "le fonti attualmente disponibili, sia amministrative, sia dirette, non consentono di identificare con sufficiente precisione la platea dei beneficiari".

Deputata Pd, affetta da un'amiotrofia spinale che la costringe su una sedia a rotelle ("Io, la poltrona me la porto da casa", lo slogan di quando si candidò al Comune di Roma nel 2006), Argentin è stata la prima firmataria di una delle proposte di legge poi confluita nel testo approvato. Che difende così.

D. Perchè l'Italia aveva bisogno di una legge sul Dopo di noi?

R. È un diritto delle famiglie con persone disabili per il dopo di loro. Un diritto finora mai considerato, ma fondamentale. Il diritto di sapere cosa accade, dopo di loro, ai propri figli.

D. Come giudica il testo che si andrà ad approvare?

R. È una grandissima legge. L'unico limite è che con le risorse previste non riusciamo a coprire tutte le persone con deficit.

D. L'unico? Molte associazioni impegnate sul tema non hanno risparmiato critiche al testo. A cominciare dalle risorse (il ddl istituisce un Fondo con una dotazione di 128 milioni di euro per il 2016 e il 2017 e 56,1 milioni di euro annui a dal 2018).

R. Mi auguro vengano aumentate. Ma prima i soldi non c'erano. Ed erano 20 anni che non si metteva un centesimo sulla disabilità. Le risorse stanziate sono un inizio e non sono tolte da quelle dedicate all'autosufficienza. Insomma, non sono soldi spostati da altri impegni. La vera novità, poi, è l'apertura di un capitolo di spesa specifico. Una volta aperto, se non finanziato, i cittadini potranno lottare perchè ci vengano messi altri soldi.

D. Un'altra critica riguarda la libertà di scelta: questo ddl apre la porta all'istituzionalizzazione.

R. Il ddl parla della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Il testo non propone l'istituzionalizzazione, ma parla di strutture abitative e case famiglia.

D. Faccio ancora l'avvocato del diavolo, ma il M5s dice che questo provvedimento è un favore alle assicurazioni, per via degli sgravi previsti per la sottoscrizione di polizze in tutela di disabili gravi.

R. Io non sono stata mossa da interessi di lobby. La richiesta mi è stata avanzata proprio dalle famiglie che chiedono una protezione per i figli per quando vanno a prendere un gelato o vanno all'edicola. Si tratta di un'opportunità in più che esiste in molti Paesi Ue. E anche il trust è un'opzione. Ognuno può scegliere come vuole.

D. Qual è il prossimo impegno che la attende sul tema della disabilità?

R. Andrebbe regolato meglio l'aspetto sulla sulla vita indipendente. Per esempio, la legge 162, non ha un capitolo di bilancio dedicato. Subito dopo le amministrative mi metterò a tavolino per migliorarla. (Public Policy)

@fraciaraffo

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