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POLITICHE 2013, UN PDL CHE NON VINCE, MA CONDIZIONA IL GOVERNO /INTERVISTA

Pdl, Alfano: Berlusconi ha sempre tenuto comportamento da uomo di Stato 11 dicembre 2012

(Public Policy) - Roma, 11 dic - (di Laura Preite) L'effetto
in termini di voti di una ridiscesa in campo di Berlusconi e
di un'eventuale candidatura di Mario Monti alle prossime
politiche è ancora incerto. Il leader del Pdl però con
questa legge elettorale potrebbe condizionare il prossimo
governo. Alessandro Chiaramonte, dell'Università di Firenze
e del centro Studi elettorali Cise- Luiss analizza la
situazione, partendo da tre regioni, Lombardia, Veneto e
Sicilia.

D. I SONDAGGI DANNO AL PDL MENO DEL 15%. PERCHÉ BERLUSCONI
SCENDE IN CAMPO? A COSA ASPIRA?
R. Al di là delle vicende giudiziarie che non commento,
Berlusconi sa che non potrà vincere le prossime elezioni, lo
sa razionalmente. Se vincesse, sarebbe un risultato
clamoroso. Credo che voglia contare nel dopo elezioni,
influenzare il governo che si formerà.

Può farlo in due modi: impedendo la formazione di una maggioranza
parlamentare nelle urne. Diversamente dalla Camera, al
Senato non è detto che si crei una maggioranza, là la
partita si giocherà in Sicilia, in Veneto e in Lombardia, le
uniche regioni che un centrodestra guidato da Berlusconi
sarà in grado di vincere.

Se effettivamente vincesse in Lombardia, la regione chiave,
potrebbe dire la propria dopo le elezioni. Naturalmente in
assenza di un centro forte che possa contribuire a un
governo di centrosinistra dopo le elezioni. C'è da capire se
il centrosinistra con l'aiuto dei centristi potrà formare il
governo o se c'è l'ipotesi di una grande coalizione.

D. SE IL SENATO È IN BILICO LA COALIZIONE DI GOVERNO CAMBIA?
R. Certo, il Governo deve ottenere la fiducia in entrambe
le Camere e deve fare i conti con le due maggioranze. Se al
Senato non c'è una maggioranza di centrosinistra, il Governo
deve costituirsi su base più larga, allora i seggi di
Berlusconi saranno rilevanti.

Non dobbiamo dimenticarci che entreranno anche i grillini che toglieranno seggi agli
altri. Così Berlusconi avrà ottenuto l'obiettivo di
condizionare il Governo e porre una specie di veto sulla sua
azione. Questo è il primo strumento che ha e che può
ottenere con questa legge elettorale pur non vincendo le
elezioni.

D. E IL SECONDO STRUMENTO?
R. È il controllo sui propri parlamentari. Mantenendo la
legge Calderoli, e quindi le liste bloccate, avrà grande
voce in capitolo sulla selezione degli eletti del Pdl che
saranno legati nel proprio destino a quello suo e ci sarà un
controllo maggiore su questi parlamentari dopo le elezioni.

D. COSA DEVE FARE QUINDI IL PDL DI BERLUSCONI PER VINCERE
NELLE TRE REGIONI CHIAVE?
R. In Lombardia e Veneto ha bisogno della Lega, e sarà
disposto a tutto per allearsi con lei. Lo stiamo già
vedendo. È stato disposto a sacrificare Albertini,
Formigoni, Cl (Comunione e liberazione; Ndr) o chiunque
altro si fosse messo di traverso rispetto alla sua ipotesi
di appoggiare Maroni (segretario della Lega; Ndr) alle
regionali.

In Sicilia ci sono tanti piccoli partiti che non aspettano
altro che una coalizione per entrare in Parlamento. Sono Pt,
Popolari per l'Italia di domani di Saverio Romano,
Gianfranco Micciché, Grande Sud. C'è una realtà magmatica
fatta di personalismi ognuno dei quali è in grado di
controllare un certo numero di voti.

D. L'EVENTUALE DISCESA IN CAMPO DI MONTI CHE EFFETTO AVRÀ
SU QUESTO SCENARIO?
R. Sicuramente importante, c'è un'area di elettori nel
Paese collocata tra il Pd e Berlusconi che non si riconosce
in nessuno dei due e che chiede rappresentanza. Attualmente
quest'area si trova a interloquire solo con Casini e Fini,
personaggi politici un po' consunti, dalle vicende degli
ultimi anni.

Monti potrebbe essere la soluzione, la risposta a una
domanda di moderazione, responsabilità rispetto a derive
popolustiche, demagogiche o di certe posizioni troppo
collocate a sinistra nell'alleanza Pd-Sel. Certo non è
facile per lui mettersi alla guida di questo schieramento
perché con questa legge elettorale e un assetto che rimane
bipolare il rischio di essere schiacciati è forte.

D. IN CHE SENSO SCHIACCIATI?
R. La legge elettorale attuale è un vincolo fortissimo. Si
devono creare coalizioni in grado di ottenere la maggioranza
assoluta dei seggi. Questo vuol dire che anche gli elettori
possono decidere di votare per un partito (o coalizione) che
gradiscono meno, ma con più chance di vincere, che per uno
che preferiscono, ma con meno chance. Un Mario Monti a capo
di una coalizione che non è percepita come vincente potrebbe
non sfondare.

D. IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DOVREBBE METTERSI ALLA GUIDA
DI UNA COALIZIONE DI PARTITI CHE GIÀ ESISTONO O DOVREBBE
FONDARNE UNO SUO?
R. Con la vicinanza delle elezioni Monti non è in grado di
costruire un proprio partito e sperare che possa essere
competitivo alle prossime elezioni. Deve utilizzare
infrastrutture già esistenti e contribuire ad esse con il
proprio valore aggiunto, personalità ed esperienza di
governo. Una eventuale lista Monti non può prescindere da un
accordo con Italia Futura di Montezemolo, con il movimento
per la Terza Repubblica, che ha i mezzi per creare le liste
e una classe dirigente a livello territoriale. È da valutare
il rapporto con Casini e Fini che presidiano quel terreno,
quello spazio politico.

D. IN CONCLUSIONE; CHE TIPO DI CAMPAGNA ELETTORALE DOBBIAMO
ASPETTARCI?
R. Quella del Pdl sarà sicuramente anti-europeista. Anche
se oggi il leader Pdl cerca di richiamarsi all' europeismo
utilizzerà i temi antieuropei per recuperare i propri
elettori. Oggi c'è circa il 35% di italiani che non andrebbe
a votare.

Non credo che questo tasso di astensione sarà
confermato alle elezioni ma tutti i partiti politici
cercheranno di mobilitare l'elettorato. Chi cercherà più di
altri di farlo è Berlusconi che sa che una fetta consistente
dei suoi elettori è su posizioni astensionistiche, con una
campagna mobilitante e drammattizzante.

Per il centrosinistra con Berlusconi cambia
l'interlocutore, l'avversario principale. Certi toni si
inaspriscono, certe tematiche vengono enfatizzate. Ma non
conviene a Bersani e ai centristi farsi dettare l'agenda
elettorale da Berlusconi. In questo Berlusconi è
notoriamente un maestro. Devono perseguire la strada della
moderazione, delle prospettive in campo europeo.

D. IL PD QUINDI DEVE PUNTARE A UN PARTITO MODERATO,
NONOSTANTE L'ALLEANZA CON SEL?
R. È nel suo interesse parlare con un linguaggio posato,
responsabile rispetto a una situazione che rimane
straordinariamente difficile, soprattutto per il fatto che
il campo politico è popolato da partiti che fanno della
demagogia un'arma della loro campagna elettorale e uno
strumento per la conquista di consensi. (Public Policy)

LAP

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