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PORCELLUM E NUOVA LEGGE ELETTORALE, DAL TUTTI D’ACCORDO “ALL’IMPERDONABILE FALLIMENTO”

Porcellum, M5s: elezioni incostituzionali. Boldrini: Camera legittima 11 marzo 2013

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(di Public Policy per Il Fatto Quotidiano)

La frase bipartisan per eccellenza della campagna elettorale e del post-voto è: “Riforma elettorale subito”. Lo ha detto il Pd, lo ha detto il Pdl, il centro di Monti, il Movimento 5 Stelle. Ma tra i partiti che lo urlano ora ci sono quelli che, nell’ultimo anno e mezzo, hanno detto che il “Porcellum” andava cambiato e non l’hanno fatto. “Un imperdonabile fallimento”, come lo definì il capo dello Stato. Eppure da quando il governo tecnico si insediò, la riforma della legge elettorale sembrava dovesse essere l’impegno numero uno per i partiti. “Una nostra prerogativa”, dicevano.

I BUONI AUSPICI - Dopo che a dicembre 2011 la Corte costituzionale boccia il referendum sulla legge elettorale (oltre un milione e 200 mila firme per abrogare il Porcellum), inebriati dalla novità di una maggioranza bipartisan, gli sherpa dell’”Abc” si mettono a lavoro e a marzo sembrano arrivare a un’intesa. Il 27 del mese AlfanoBersani e Casini annunciano, con un comunicato congiunto, una bozza d’accordo, che oltre alla riduzione del numero dei parlamentari prevede ”la restituzione ai cittadini del potere di scelta dei parlamentari; un sistema non più fondato sull’obbligo di coalizione; l’indicazione del candidato premier; una soglia di sbarramento e il diritto di tribuna”. Non si parla esplicitamente però di preferenze, a cui il Pd si oppone, puntando sui collegi uninominali. L’euforia è tanta ma dura poco e si frantuma contro divisioni interne ai partiti che fanno saltare ogni intesa. Poi la campagna per le amministrative a maggio e il risultato con l’exploit del Movimento 5 stelle a Parma, congelano tutto.

Alla fine del mese sono tutti divisi: il Pdl vuole il semi-presidenzialismo e le preferenze; il Pd un sistema francese maggioritario con doppio turno; l’Udc un sistema proporzionale alla tedesca. Lo stallo ha inizio. Giorgio Napolitano il 9 luglio invia una lettera ai presidenti delle due Camere dai toni spazientiti per sollecitare una riforma che definisce “opportuna e non rinviabile”. Tutti chinano il capo e dicono di sì, ma non succede nulla. Anzi, iniziano a darsi battaglia sulle preferenze e sul premio di maggioranza.

(Segue sul Fatto Quotidiano)


VIC

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