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Primarie e articolo 49: la versione Ceccanti

primarie partiti 17 marzo 2016

ROMA (Public Policy) - "Qualora si scelga lo strumento più forte, quello delle primarie" per la scelta dei candidati, "essa deve essere fatta in modo forte e coerente, con caratteristiche tali, analoghe alle elezioni vere e proprie, da incentivare fortemente la partecipazione, fino a tutto l'elettorato potenziale della relativa area politica. Esse hanno quindi senso, nel contesto odierno, solo in quanto aperte agli elettori della forza politica e non ai soli iscritti, in modo da svolgere effettivamente una funzione pubblica di impatto effettivo sui cittadini e senza pre-registrazioni temporalmente sfalsate rispetto al voto (che ricondurrebbero di fatto la partecipazione ai soli iscritti)".

A dirlo Stefano Ceccanti, professore di Diritto pubblico all'università La Sapienza ed ex senatore Pd, in audizione in commissione Affari costituzionali alla Camera, riguardo all'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione, sui partiti politici.

"Le cariche per cui competere dovrebbero essere rigorosamente quelle monocratiche - ha aggiunto - con ovvia esclusione di quelle per le quali è previsto il voto di preferenza in liste plurinominali dove l'intervento dell'elettore è successivo: capo della lista, capolista di collegio, presidente di Regione, sindaco".

"Trattandosi di funzioni pubbliche una parte dell'onere sotto forma di servizi (a cominciare dalle sedi) dovrebbe essere pubblico", ha spiegato Ceccanti: "Ciò consentirebbe anche di far ricadere sanzioni economiche corrispondenti al costo nel caso in cui il partito non attenesse all'esito e in cui il singolo candidato, battuto nelle primaie, si candidasse comunque disconoscendo il risultato. Tutte le primarie per una medesima consultazione, da chiunque indette, dovrebbero essere raggruppate in un'unica tornata, consentendo così anche di delimitare gli elettorati rispettivi".

E infine: "Potrebbe essere prevista, per il candidato perdente che non accetta il risultato" delle primarie, "una penalizzazione finanziaria", così come per le formazione politiche "che decidessero di non candidare il vincitore". (Public Policy) SOR

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