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PRIMARIE DEL CENTROSINISTRA: LA POLITICA ESTERA DEI CINQUE CANDIDATI

19 novembre 2012

(Public Policy) - Roma, 19 nov - (di Gaetano Veninata) Se
c'è un tema che è stato scarsamente affrontato durante
queste settimane di campagna elettorale tra i cinque
candidati alle primarie del centrosinistra, è stato la
politica estera. Sia nel dibattito su Sky, che sui social e
nelle interviste sui quotidiani, la questione del ruolo
dell'Italia nel mondo, della riforma dell'Onu, del rapporto
con i Paesi della Primavera araba, della Siria e in ultimo
del conflitto israelo-palestinese (solo per citarne alcuni)
non sono stati affrontati in maniera adeguata.

E sui programmi dei cinque gli unici accenni sono
all'Unione europea, con l'eccezione (un capitolo è dedicato
alle missioni internazionali) di Nichi Vendola. Il leader di
Sel è stato anche l'unico che in questi giorni ha commentato
l'escalation di violenza tra l'esercito israeliano e Hamas.

BERSANI: VERSO GLI STATI UNITI D'EUROPA
Per Bersani "la prossima maggioranza dovrà avere ben chiara
questa bussola: nulla senza l'Europa". Il leader Pd ha alle
spalle l'esempio francese del socialista François Hollande,
e su quello costruisce la sua politica europea: "Se
l'austerità e l'equilibrio dei conti pubblici, pur
necessari, diventano un dogma e un obiettivo in sé - senza
alcuna attenzione per occupazione, investimenti, ricerca e
formazione - finiscono per negare se stessi. Adesso c'è
bisogno di correggere la rotta [...] bisogna portare a
compimento le promesse tradite della moneta unica e
integrare la più grande area economica del pianeta in un
modello di civiltà che nessun'altra nazione o continente è
in grado di elaborare".

Questo, per il politico nato a Bettola nel 1951, significa
"nuove istituzioni comuni, dotate di una legittimazione
popolare e diretta [...] la prossima sarà una legislatura
costituente in cui il piano nazionale e quello continentale
saranno intrecciati stabilmente. Una legislatura nella quale
l'orizzonte ideale degli Stati Uniti d'Europa dovrà iniziare
ad acquistare concretezza in una nuova architettura
istituzionale dell'eurozona".

RENZI: FATTA L'EUROPA BISOGNA FARE GLI EUROPEI
Il sindaco di Firenze (che nel suo programma, come Bersani,
parla esclusivamente di Europa) innanzitutto "ringrazia"
Mario Monti per il suo lavoro: "L'azione del Governo in
carica ha coinciso con un netto recupero della credibilità
internazionale del nostro Paese. In particolare, a livello
europeo, l'autorevolezza di Mario Monti ha facilitato
l'assunzione di decisioni importanti, che vanno nella giusta
direzione".

Ma per il rottamatore Renzi "l'idea di poter costruire
l'Europa dall'alto, attraverso meccanismi di natura
puramente tecnocratica si è rivelata un'illusione [...] è
l'intero processo di costruzione europea che dev'essere
ripensato".

Quello fatto finora a livello comunitario, per Renzi, non
basta: "Ci vuole anche un sistema integrato di risoluzione
delle crisi bancarie, a livello di unione monetaria,che
riduca i costi per i contribuenti derivanti dalle crisi
bancarie e favorisca soluzioni più efficienti e di mercato
[...] Bisogna dunque lavorare su un sistema di assicurazione
reciproca, che in ultima istanza può sfociare su titoli di
debito comuni (Eurobond), la cui emissione sia soggetta a
vincoli comunitari e venga svolta da un'agenzia del debito
europea".

Sei punti sono fondamentali: "Elezione diretta da parte dei
cittadini europei di una figura che sommi le cariche di
presidente della Commissione e di presidente del Consiglio
europeo; piena iniziativa di legge per i componenti del
Parlamento europeo e sua riforma in senso bicamerale; una
vera politica estera e di difesa comune; un nuovo programma
di mobilità internazionale, molto più ambizioso di quelli
attualmente in essere, con borse di studio e prestiti
sull'onore, che consenta al 25% degli studenti di ciascun
Paese di studiare in un'università di un altro Paese Ue;
integrare le politiche del lavoro; un servizio civile
europeo: 6 mesi, su base volontaria".

VENDOLA: NONVIOLENZA E REVISIONE DEI TRATTATI
Più articolato, quantomeno perchè non si ferma all'Unione
europea, il programma del leader di Sel Nichi Vendola. Sul
fronte comunitario il presidente della Regione Puglia
propone, come Bersani ma in maniera più radicale, "gli Stati
Uniti d'Europa".

"Vogliamo difendere l’euro e l’integrazione europea,
- scrive Vendola - al punto che proponiamo un processo politico che porti
ad una federazione europea, gli Stati Uniti d’Europa. Per
farlo riteniamo che vadano contrastate le politiche
di austerità e che al contrario vadano incentivate
forme di maggiore integrazione delle politiche
fiscali".

"Appena terminate le elezioni - si legge nel programma di
Vendola - ci recheremo da Hollande per chiudere un accordo
che consentirà di rinegoziare le politiche comunitarie e
modificare l'intero impianto recessivo di matrice
merkeliana'. Per il politico pugliese è inoltre necessario
dare 'sostegno ad un'Assemblea Costituente ed un processo di
revisione dei Trattati nel quale il Parlamento europeo
eletto nel 2014 avrà un ruolo centrale".

Vendola chiede inoltre la costituzione di un "esercito
europeo", il cui unico mandato, "oltre eventuali compiti
difensivi, sia quello di operare a supporto delle iniziative
di peace building e peace-keeping" delle Nazioni Unite (di
cui chiede la "democratizzazione").

Uscendo fuori dai confini europei (unico tra i cinque)
Vendola propone "il rientro immediato delle truppe
dall'Afghanistan prima della scadenza naturale del mandato
prevista per il 2014" e una "drastica" riduzione delle spese
militari. L'Italia di Nichi Vendola non ospiterebbe "sul
territorio nazionale ordigni nucleari tattici Usa",
ritenendo "urgente aprire un processo di ridiscussione della
presenza di basi militari statunitensi sul territorio
nazionale e di revisione partecipata del sistema delle
servitù militari".

E sulla Siria: "Ci impegneremo per il rilancio del
negoziato internazionale per la soluzione del conflitto
israelo-palestinese e per un'iniziativa europea ed
internazionale di mediazione nel conflitto siriano".

TABACCI: IN EUROPA SI TORNI ALLE ORIGINI
"Senza un'Europa federale - scrive l'assessore al Bilancio
nella giunta milanese di Giuliano Pisapia - senza un vero
stare insieme, saremo destinati a soccombere. Siamo dei
deboli che si considerano dei forti [...] Un'Europa più
forte serve a tutti i cittadini europei, anche a quelli
tedeschi [...] In nome del rigore finanziario e dell'egoismo
di alcuni si è sacrificato tutto".

"La Germania - si legge ancora nel programma - ha avuto
vantaggi importanti dall'Europa, ma non ha saputo mostrarsi
altrettanto generosa. Questa durissima esperienza della
crisi dell'euro impone all'Europa di tornare alla capacità
politica delle origini e darsi finalmente una costruzione
federale". Questi gli unici accenni alla politica estera nel
sintetico programma dell'ex deputato Dc.

PUPPATO: INTERIORIZZARE IL CONCETTO DI IDENTITÀ EUROPEA
Anche l'unica candidata donna si ferma all'Europa: "Essere
europei oggi - si legge nel suo programma - non significa
rinunciare alla propria identità di italiani, francesi,
tedeschi, etc. significa piuttosto guardare agli altri
popoli con spirito nuovo, interiorizzando il concetto ancora
acerbo dell'identità europea. Sul fronte economico le
soluzioni vanno cercate in una diversa visione dei rapporti
di potere in quanto apparteniamo tutti alla stessa comunità
economica e se affonda uno prima o poi gli altri lo seguono".

"Nella situazione attuale è inutile recriminare sugli
errori del passato, occorre evitare quelli ancora possibili.
Quindi il rigore dei bilanci rimane prioritario e la
riduzione del debito pubblico deve essere perseguita con
tutti i mezzi non solo in Italia (dove il rapporto
debito/Pil è uguale al 126%) ma anche in altri Paesi
generalmente considerati più virtuosi, come la Francia che è
al 90% e la Germania che è all'83%".

Sul fronte politico, scrive la consigliera regionale veneta
del Pd, "se si capisce che venga richiesta una parziale
rinuncia della sovranità nazionale in nome di un potere più
alto, si deve dar vita contestualmente a organismi
comunitari con poteri effettivi almeno in materia di
politica estera, difesa, tutela dell'ambiente, finanza e
lavoro, che diano le adeguate garanzie di autonomia ed
equità". (Public Policy)

- COSA DICONO I CINQUE CANDIDATI SUL LAVORO

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