Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

PRIMARIE, UN PD "LONTANO DALLE ISTANZE DEL NORD" /INTERVISTA

26 novembre 2012

(Public Policy) - Roma, 26 nov - (di Laura Preite)
All'indomani delle primarie del centrosinistra di cui si
stanno ancora raccogliendo i voti, Luciano Fasano, docente
di Scienza politica della facoltà di Scienze politiche
dell'Università di Milano, commenta i primi risultati.

D. SECONDO GLI ULTIMI RISULTATI SI VA AL BALLOTTAGGIO CON
BERSANI AL 44% E RENZI AL 36%, SE LO ASPETTAVA?
R. Non c'è da sorprendersi, era un risultato atteso quello
del ballottaggio, previsto da quasi tutti i sondaggi. Ma c'è
qualcosa che rappresenta una sorpresa ed è la Toscana, terra
bersaniana dove vince Renzi.

A parte Livorno e Massa, Renzi è avanti nelle altre
province, e ciò nonostante il Pd abbia cercato di dipingere
Matteo Renzi in questa campagna solo come sindaco di
Firenze. È un voto che mette in forte difficoltà il gruppo
dirigente locale del Pd che ha fatto la guerra a Matteo
Renzi, e ne ha sottostimato la forza.

Invece in Emilia abbiamo un dato già più nella norma, a
parte Forlì, Cesena e Modena, dove c'è un testa a testa, in
casa sua Bersani regge. Un po' strano, non si capisce perché
manchino i dati della provincia di Piacenza (Bersani è nato
a Bettola, nel piacentino; Ndr).

D. BERSANI VINCE ANCHE GRAZIE AL SUD.
R. Al Sud forse c'è il risultato che consente a Bersani di
racimolare il suo vantaggio nel primo turno. È ovvio che
Renzi racimoli più consensi al Nord e al Centro rispetto che
al Sud mentre in Bersani è più forte la presenza dalemiana,
ex Pci e Margherita.

Anche se non è stato sempre così. Nel 2007, alle primarie,
quando Bersani doveva candidarsi in abbinata con Enrico
Letta ma poi sostennero Veltroni, Bersani aveva 'allure' da
candidato del Nord. Oggi, invece, Bersani non è più "uomo
del nord" e il Pd si distacca dai ceti produttivi e dinamici
del Nord Italia, è in atto una meridionalizzazione del Pd.

Inoltre Renzi fatica ad andare oltre il Rubicone,
nel senso che a partire dal Lazio e andando verso le altre
regioni del Mezzogiorno, anche dal punto di vista organizzativo,
non riesce a imbastire i fili di una presenza
in grado di costruire una nuova rappresentanza.

Non c'è quindi solo Bersani forte al Sud, ma anche Renzi
che penetra elettoralmente bene nel nord Italia (meglio nel nord est),
ha un buon risultato in gran parte delle regioni del Centro,
ma si ferma in Abruzzo e nel Lazio.

D. CHE CONSEGUENZE HA QUESTA MERIDIONALIZZAZIONE?
R. Cambia l'ossatura del partito. L'Ulivo che vinceva nel
1996 e nel 2006 con Prodi (Romano, ndr) aveva come elemento
di debolezza il consenso al Sud. Ora, invece abbiamo una
situazione rovesciata. Il timore in prospettiva è che questo
tipo di leadership si leghi a forze tradizionali del Sud
dove il voto in generale è di 'fasce protette', come
dipendenti pubblici, ma pensiamo anche alla logica del voto
di scambio.

Questa dimensione assistenzialista rischia di trovarsi
anche nel Pd e in una leadership che guarda di più a un Sud
da proteggere e a un Nord escluso, rappresentato per esempio
da tanti giovani laureati che non trovano lavoro. Si
creerebbe una frattura, di una leadership che non riesce a
rappresentare i settori più dinamici che possono aiutare il
Paese a uscire dalla crisi.

D. DA CHI È RAPPRESENTATA OGGI LA "DORSALE MERIDIONALE" DEL
PARTITO?
R. Ci sono Bassolino, D'Alema, Latorre in Puglia, e poi
Nico Stumpo, responsabile dell'organizzazione nazionale,
ministro degli interni della macchina delle primarie. Bisogna
analizzare più nel dettaglio la mappa del voto, ma
sicuramente ci sono anche pezzi importanti dei giovani di
area ex Ds.

D. CHE RISULTATO SI ATTENDE AL BALLOTTAGGIO?
R. Renzi può vincere solo se accadrà quello che diversi
sondaggisti hanno chiamato 'effetto di trascinamento', cioè
andranno a votare coloro che non hanno votato al primo turno
mobilitando ancora un pezzo esterno al partito. Questa è
l'ultima occasione di Renzi, per dare la spallata finale.
Altrimenti la 'dorsale meridionale' potrà fare il successo
di Bersani, grazie anche ai voti di Nichi Vendola e di Laura
Puppato, che sembra si riposizioneranno più facilmente a
sostegno dell'attuale segretario che dello sfidante.

D. CHE EFFETTO HANNO QUESTE PRIMARIE SULLE POLITICHE DEL
PROSSIMO ANNO E SULLE MODIFICHE ALLA LEGGE ELETTORALE?
R. Non è detto che verrà cambiata, comunque gli effetti
sono due. Il voto per Renzi ribilancia il rischio di un
eccessivo sbilanciamento a sinistra della coalizione, il
patto Pd, Sel e Psi della Carta d'Intenti.
Vendola rimane influente, ma il risultato di Renzi
costringe a ribilanciare il partito, Bersani è costretto a
tenere conto di almeno un 36% che sostiene le posizioni più
moderate del sindaco di Firenze.

Il secondo effetto è che il Pd possa tornare a una
strategia maggioritaria, forse c'è uno spazio percorribile
che va al di là delle alleanze attuali, un Pd che riesce a
parlare con tutti, senza alleanza con i moderati, con
Casini. Mantiene quindi accesa la fiammella della vocazione
maggioritaria, importante soprattutto in un momento in cui
la destra è in difficoltà. (Public Policy)

LAP

© Riproduzione riservata