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#PRIMARIEPARLAMENTARI: TUTTO QUELLO CHE C'È DA SAPERE

18 dicembre 2012

(Public Policy) - Roma, 18 dic - (di Gaetano Veninata) Non
si sa ancora se saranno 'il segno che l'Italia cambia', come
recita lo slogan, fatto sta che ormai la strada è tracciata.
Le regole ci sono (le hanno decise ieri durante la direzione
nazionale) e i primi candidati pure. Mancava il sito
ufficiale. Fino a questa mattina. Adesso all'indirizzo
www.primarieparlamentaripd.it (i democratici, chissà perchè,
scelgono sempre per i siti nomi lunghissimi) trovate tutto:
come funzionano, i moduli per candidarsi, i contatti.

LA PREMESSA
'Attraverso lo strumento delle primarie il Partito
democratico - si legge - intende selezionare i propri
candidati in coerenza con i suoi princìpi statutari e con la
vocazione di partito di governo, aperto alla società, in
grado di promuovere nelle composizione delle liste, e in
particolare nelle posizioni eleggibili, competenze di donne
e di uomini'.

'Come affermato nell'articolo 1 dello Statuto, il Pd si
impegna a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla
piena partecipazione politica delle donne e al
raggiungimento della democrazia paritaria'.

DATE E MODALITÀ
Le primarie per la selezione del 90% delle candidature del
Pd al Parlamento nazionale si svolgono nei giorni 29 o 30
dicembre 2012. Non vengono
computate le posizioni di capilista che saranno definite
d'intesa tra la direzione nazionale e le unioni regionali.

'Le direzioni delle unioni regionali si riuniscono entro il
21 dicembre e stabiliscono se nella regione le primarie si
svolgono il 29 oppure il 30 dicembre 2012'. Si vota dalle 8
alle 21 'del giorno stabilito dalla relativa unione
regionale nei seggi istituiti, di norma, presso i circoli
del Pd. L'elettrice/ore può esprimere fino ad un massimo di
due preferenze, differenti per genere. Qualora le due
preferenze siano dello stesso genere, la seconda nell'ordine
è nulla'.

GLI ELETTORI
Secondo quanto deciso dalla direzione nazionale, possono
partecipare al voto per la selezione delle candidature al
Parlamento nazionale: gli elettori compresi nell'albo delle
primarie dell'Italia Bene Comune; gli iscritti al Pd nel
2011 che abbiano rinnovato l'adesione fino al momento del
voto.

Per esercitare il diritto di voto ciascun elettore deve:
dichiararsi elettore democratico e sottoscrivere un pubblico
appello per il voto al Pd secondo le modalità del
regolamento per le primarie Italia Bene Comune; versare una
sottoscrizione di almeno 2 euro per la campagna elettorale;
sottoscrivere l'impegno a riconoscere gli organismi di
garanzia previsti nel regolamento come 'uniche sedi per ogni
eventuale interpretazione, contestazione o controversia
riferibile all'organizzazione e allo svolgimento delle
elezioni primarie'.

I CANDIDATI
Possono essere candidati alle primarie gli iscritti al Pd e
i cittadini che si dichiarino elettori del Pd, che abbiano
'i requisiti richiesti dalla legge e dal Codice etico del Pd
e che sottoscrivano gli impegni in esso previsti'. Si può
essere candidati in un solo ambito provinciale-territoriale.

I candidati devono sottoscrivere inoltre, 'a pena di
decadenza', un impegno a svolgere la campagna elettorale
'con lealtà nei confronti degli altri candidati evitando
ogni azione che possa lederne la dignità oppure danneggiare
l'immagine del Pd; non avvalersi di qualsiasi forma di
pubblicità a pagamento; contribuire, all'atto dell'eventuale
accettazione della candidatura alle elezioni politiche,
all'attività del Pd secondo quanto stabilito nell'apposito
regolamento finanziario' del partito.

'Non sono candidabili alle primarie coloro che si trovino
nelle condizioni di cui all'art. 5 del Codice
etico(Condizioni ostative alla candidatura e obbligo di
dimissioni; Ndr) oppure non risultino in regola con le norme
che prevedono il dovere degli eletti di contribuire al
finanziamento del partito, come da art. 22 comma 2 dello
statuto del Pd; i parlamentari europei, i Sindaci dei Comuni
superiori ai 5mila abitanti, i presidenti dei
municipi/circoscrizioni delle città metropolitane eletti
direttamente, i presidenti di Provincia e di Regione, gli
assessori e i consiglieri regionali in carica, in enti in
cui non sia già stato disposto lo scioglimento, non sono
candidabili, salvo deroghe motivate, richieste al comitato
nazionale elettorale entro il 19 dicembre'.

E ancora: non sono candidabili coloro che non abbiano avuto
deroga dalla direzione nazionale, avendo superato 15 anni di
mandato parlamentare. Incandidabilità anche per i membri
della commissioni di garanzia. Coloro che si candidano alle
primarie per il Parlamento 'non possono essere candidati
alle elezioni regionali e delle città metropolitane che si
svolgono contestualmente o nei 6 mesi successivi alle
elezioni'.

LE ROSE DI CANDIDATURE
Le rose di candidature alle primarie sono uniche per Camera
e Senato e sono 'esaminate, definite e approvate a
maggioranza dalle direzioni dei coordinamenti
provinciali-territoriali'.

Concorrono a formare le rose di candidature alle primarie:
gli iscritti e gli elettori che entro le 20 del giorno
precedente la riunione della relativa direzione provinciale,
abbiano raccolto e depositato presso la direzione
provinciale-territoriale 'un numero di firme pari al 5% - e
comunque non meno di 50 e non più di 500- degli iscritti Pd
2011, in almeno 3 circoli, in quell'ambito
provinciale-territoriale'; e i parlamentari uscenti,
iscritti ai gruppi parlamentari del Pd, che ne facciano
richiesta alla direzione provinciale entro le 20 del giorno
precedente alla riunione della stessa.

Con la maggioranza qualificata dei due terzi dei votanti le
direzioni regionali possono comunque ridurre la percentuale
di firme necessarie dal 5% al 3%. Le rose dei candidati sono
formate dalle direzioni provinciali 'in un numero di
candidature non superiore al doppio delle posizioni in lista
complessivamente assegnate a ciascun ambito
provinciale-territoriale'. Le rose devono rispettare il
principio della parità di genere e rispondere a criteri di
'radicamento territoriale, proiezione nazionale, competenza
e apertura alla società'.

IL RUOLO DELLA DIREZIONE NAZIONALE
La direzione nazionale elegge il comitato elettorale
nazionale, al quale è affidato il compito di garantire 'il
buon svolgimento della intera fase di selezione delle
candidature'; approva i capilista sulla base delle proposte
avanzate dal segretario nazionale; e indica 'candidature
rispondenti a riconoscibili criteri di competenza e apertura
alla società, in misura non superiore al 10% delle
candidature del Pd'.

IL RUOLO DELLE UNIONI REGIONALI
Le unioni regionali definiscono i criteri per le
candidature 'sulla base dei principi della parità di genere,
della competenza e dell'apertura alla società'; e assegnano
a ogni coordinamento provinciale-territoriale 'il numero
delle candidature complessivamente spettanti per la Camera e
il Senato sulla base dei risultati delle elezioni politiche
del 2008'.

'Per stabilire il numero delle candidature e la proporzione
delle posizioni eleggibili tra i diversi ambiti
provinciali-territoriali nelle liste di Camera e Senato, si
suddivide per 1,3,5,7 e così via il totale dei voti al Pd in
ciascun ambito provinciale-territoriale' nelle passate
elezioni, ottenendo così 'una serie di quozienti di entità
decrescente'.

Le direzioni regionali possono decidere di introdurre delle
'deroghe' a questo metodo per 'assicurare una più ampia
rappresentanza degli ambiti provinciali-territoriali della
Regione, assegnando a quelli che non raggiungono il
quoziente necessario almeno una candidatura in posizione
eleggibile, oppure possono decidere di accorpare gli ambiti
provinciali-territoriali che non raggiungono il quoziente
necessario in aree subregionali'.

Ciascuna unione regionale è impegnata a realizzare 'un
significativo avanzamento della presenza femminile rispetto
alle elezioni politiche del 2008. In ogni caso, nessuna
unione regionale può scendere sotto la soglia minima del 33%
della rappresentanza di genere tra le posizioni eleggibili,
al fine di concorrere all'obiettivo nazionale della soglia
del 40%, cioè del rispetto della norma antidiscriminatoria'.

Per ridurre al minimo la necessità di interventi di
riequilibrio di genere su base regionale dopo le primarie,
le direzioni regionali assumono inoltre 'il criterio
dell'alternanza di genere per gli ambiti
provinciali-territoriali con più di una posizione
eleggibile'.

I RICORSI
Eventuali ricorsi, in ogni fase dello svolgimento delle
primarie, debbono essere rivolti 'in prima istanza alla
commissione regionale di garanzia, che esamina e delibera
entro 12 ore, e in seconda istanza alla commissione
nazionale di garanzia, che delibera in via definitiva entro
le successive 12 ore'. (Public Policy)

GAV

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