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Ddl Tortura, lo chiamavano priorità. Intervista a Manconi

tortura 07 marzo 2016

ROMA (Public Policy) - di Fabio Napoli - Il 7 aprile, quasi un anno fa, la Corte di giustizia europea condannava l'Italia per i fatti della Diaz durante il G8 di Genova; l'8 aprile il presidente del Consiglio Matteo Renzi scriveva su Twitter che "quello che dobbiamo dire lo dobbiamo dire in Parlamento con il reato di tortura"; il 9 aprile la Camera approvava il ddl in seconda lettura.

Quella del Senato avrebbe dovuto essere la terza e ultima lettura parlamentare ma la commissione Giustizia di Palazzo Madama modificò ulteriormente il testo licenziandolo, quasi tre mesi dopo, nel luglio 2015.

Da allora il provvedimento attende di essere esaminato dall'aula del Senato. Luigi Manconi, senatore Pd e presidente della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, è il primo firmatario di uno dei ddl che, ormai due anni fa, confluì nel provvedimento approvato al Senato in prima lettura.

L'esponente Pd, che in questi ultimi giorni si è contraddistinto per le sue posizioni sul ddl Unioni civili (non ha votato la fiducia al governo), spiega a Public Policy la sua posizione sul reato di tortura anticipando che se il provvedimento non cambierà potrebbe anche non votarlo

D. COME MAI IL DDL TORTURA ASPETTA ANCORA DI ESSERE ESAMINATO DALL'AULA DEL SENATO?
R.
Perché evidentemente non c'è abbastanza determinazione da parte del Parlamento e della classe politica nel volere approvare questa legge.

D. COME VALUTA IL TESTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO?
R.
Ritengo che la commissione Giustizia del Senato, in quest'ultima lettura, abbia peggiorato molto il testo, al punto che non è detto che io voti favorevolmente.

Per esempio, lì dove si parlava di sofferenze fisiche o psichiche, sulla base del testo della Convenzione Onu contro la tortura, adesso si parla di reiterate violenze e verificabile trauma psichico. In questo modo il contenuto proprio della tortura non è piu sanzionabile.

D. PERCHÉ IL PROVVEDIMENTO È STATO MODIFICATO COSÌ PROFONDAMENTE?
R.
Ci sono state resistenze robuste da parte del ministero dell'Interno.

D. QUALI SONO LE RESPONSABILITÀ DEL PD?
R.
Il Partito democratico non c'entra, io stesso faccio parte dei cento senatori Pd. In questo contesto il Pd ha ritenuto di orientarsi nel dibattito in un certo modo.

D. E QUALI SONO LE RESPONSABILITÀ FUORI DAL PARLAMENTO, NEI SINDACATI DI POLIZIA?
R.
Il sindacato, non tutti e non tutti allo stesso modo, ha criticato il testo originario. Personalmente ho sempre avuto un reciproca dialettica con loro e non li considero dei nemici. Ci sono state alcune forme di resistenze da parte del ministero dell'Interno e da una parte dei sindacati.

D. E A QUESTO PUNTO DELL'ITER DEL DDL COSA BISOGNEREBBE FARE?
R.
Non so dare un risposta. Mi trovo nella classica situazione in cui persone di cui mi fido, anche giuristi, ritengono sia meglio una legge mediocre che nessuna legge.

D. E IL PREMIER RENZI E IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA ORLANDO COSA DOVREBBERO FARE?
R.
Non conosco la posizione di Renzi, e Orlando credo che voglia una legge seria. Ad ogni modo la legge dovrà tornare alla Camera.

D. IL RISCHIO È UN PING PONG TRA LE DUE CAMERE. PERCHÉ IL GOVERNO NON METTE LA FIDUCIA COME HA FATTO DI RECENTE CON LE UNIONI CIVILI E L'OMICIDIO STRADALE?
R.
Perché evidentemente a quei ddl il governo teneva di più che alla tortura. (Public Policy)

@ShareTheRoadFab

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