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Privacy, Commissione Ue: valutiamo attentamente verdetto Corte su direttiva

Intercettazioni 08 aprile 2014

ROMA (Public Policy) - "La sentenza della Corte porta chiarezza e conferma le conclusioni critiche, in termini di proporzionalità, della relazione di valutazione della Commissione Ue del 2011 sull'attuazione della direttiva sulla conservazione dei dati. La Commissione europea intende ora valutare con attenzione il verdetto e le sue conseguenze".

Lo dichiara, in una nota, Cecilia Malmström, commissario per gli Affari interni, commentando la bocciatura, da parte della Corte di giustizia europea, della direttiva Ue che obbliga i fornitori di servizi a conservare alcuni dati sulle comunicazioni tra gli utenti.

DI COSA STIAMO PARLANDO La direttiva sulla conservazione dei dati è stata adottata in seguito agli attentati terroristici di Madrid nel 2004 e Londra nel 2005, nel tentativo, spiega una nota della Commissione Ue, "di armonizzare gli sforzi europei per indagare e perseguire i reati più gravi".

La direttiva impone agli Stati membri di garantire che gli operatori di telecomunicazioni conservino "i dati relativi al traffico e all'ubicazione, generati o trattati dai servizi di rete e dai fornitori, ai fini di indagine, accertamento e perseguimento di reati gravi". I dati possono essere conservati (e questo lo decidono gli Stati membri in sede di recepimento) per un periodo minimo di sei mesi fino ad un massimo di due anni.

Nel 2011 la Commissione ha pubblicato una relazione sul tema, concludendo come la conservazione dei dati si sia dimostrata "utile" nelle indagini penali riguardanti casi di criminalità e terrorismo, ma criticando altresì gli aspetti riguardanti l'equilibrio "tra sicurezza e rispetto della privacy dei cittadini europei". (Public Policy)

GAV

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