Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Gli atenei italiani e Google mail: i dubbi di Quintarelli (Sc) sulla privacy

datagate 12 settembre 2014

ROMA (Public Policy) - Sapere cosa farà il governo per tutelare i sistemi informativi degli atenei universitari nazionali e quale posizione assumerà rispetto alla questione della tutela della sovranità tecnologica del nostro Paese e dell'Unione europea e dei diritti fondamentali dei cittadini contro il rischio che vengano attuati programmi di controllo di massa nel cloud computing.

Sono questi i principali quesiti posti all'esecutivo, e in particolare ai ministeri dell'Istruzione e dei Trasporti, da un'interrogazione a prima firma Stefano Quintarelli (Sc), sottoscritta anche da esponenti di Pd, M5s e gruppo Misto. Nel testo dell'interrogazione si fa riferimento ad una notizia secondo cui sembrerebbe "che diversi atenei italiani abbiano dismesso o stiano dismettendo i propri sistemi di gestione di posta elettronica istituzionale, per aderire all'offerta di servizi gratuiti" di Google.

Tra le università che avrebbero "già adottato il servizio di posta di Google", segnalano gli interroganti, ci sarebbero gli atenei di Ferrara, Parma, Roma 'La Sapienza' e 'Milano-Bicocca', oltre alle recenti dismissioni avvenute all'università di Torino e alla Scuola Normale di Pisa.

Il rischio, secondo Quintarelli, sarebbe quello di mettere "a rischio la riservatezza delle e-mail private di docenti, ricercatori e studenti e delle e-mail che contengono informazioni oggetto di segreto o di divieto di divulgazione".

Inoltre per Quintarelli, in relazione alla privacy e alla protezione dei dati, una risoluzione del Parlamento europeo del luglio scorso riferiva che "la crisi Prism (Prism è un programma di sorveglianza elettronica, cyberwarfare e signal intelligence; Ndr) è conseguenza diretta dell'emergente dominio, nell'ultima decade, del fenomeno dei servizi 'gratuiti' forniti da depositi remoti di server di società che hanno prevalentemente sede nella giurisdizione degli Stati Uniti, ora noto come cloud computing".

Senza dimenticare, rileva infine l'interrogazione, come anche la Commissione europea abbia "dato atto della necessità di rivedere gli accordi in essere con gli Usa al fine di assicurare la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini e la sovranità tecnologica dei Paesi europei e dell'Unione". (Public Policy)

IAC

© Riproduzione riservata