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Il problema di Lampedusa con la raccolta delle impronte

immigrazione 27 gennaio 2016

ROMA (Public Policy) - "Tra le più recenti difficoltà registrate nell'hotspot di Lampedusa c'è quello della raccolta delle impronte digitali soprattutto da parte dei migranti provenienti dall'Eritrea, situazione che si è andata incrementando dagli inizi di dicembre con la formazione di un gruppo di 230 persone determinate a non farsi raccogliere le impronte. La rivendicazione è la scelta del Paese in cui venire ospitati".

Così il prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, in audizione davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta Migranti, spiegando che "la linea seguita è stata farli parlare giorno per giorno con il personale dell'ente gestore e con le forze di polizie per spiegare la necessità di ottemperare alla normativa prevista".

Riguardo la procedura di accoglienza, a causa della "rigidità del fotosegnalamento senza il quale non si procede più al trasferimento - ha aggiunto il questore Finocchiaro - la permanenza nell'hotspot di Lampedusa per molti migranti, eritrei, si è allungata rispetto al massimo di 72 ore previste dalla road map".

Ma "negli ultimi sbarchi la tendenza è cambiata - ha sottolineato Finocchiaro - Il rifiuto del foto-segnalamento è caduto e, se si continua così, i tempi di permanenza saranno notevolmente abbreviati". (Public Policy) FLA

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