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C'è un problema tra il nuovo contratto Rai e i cartoni animati

cartoni 21 novembre 2017

ROMA (Public Policy) - Il nuovo contratto di servizio della Rai cancella la destinazione del 5% dei ricavi dell'azienda all'animazione. Se la previsione fosse confermata, "tutto l'impegno industriale e creativo" degli ultimi anni "dell'industria dell'animazione italiana e della Rai stessa verrebbe vanificato".

Lo ha detto Anne Sophie Vanhollebeke, presidente di Cartoon Italia (associazione di produttori italiani di animazione), in commissione di Vigilanza Rai.

Il contratto di servizio attuale prevede che Rai destini una quota minima del 15% dei ricavi complessivi annui ad investimenti per le opere europee realizzate da produttori indipendenti; con riferimento a tale quota, inoltre, una percentuale non inferiore al 20% dovrà essere dedicata ad opere cinematografiche di espressione originale italiana ovunque prodotte, una percentuale non inferiore al 4% alla produzione e acquisto di documentari italiani ed europei, anche di produttori indipendenti, ed una percentuale non inferiore al 5% ai prodotti di animazione appositamente realizzati per i minori.

In riferimento a quest'ultima quota, ha sottolineato Cartoon Italia, sarebbe stata cancellata la specifica 'prodotti di animazione', quindi, secondo l'associazione, la quota potrebbe essere destinata ad altri prodotti, non di animazione, per minori. Durante il dibattito in commissione alcuni parlamentari, tra cui Michele Anzaldi (Pd) e Dalila Nesci (M5s), hanno anche avanzato l'ipotesi di aumentare la quota da destinare all'animazione.

Oggi sono in corso altre audizioni sul tema (da Apt, l'Associazione dei produttori televisivi, all'Ordine dei giornalisti). (Public Policy) FRA

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