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A proposito di corruzione, le audizioni sul whistleblowing

whistleblower 23 ottobre 2015

ROMA (Public Policy) - "Se dovessi indicare un obbligo ulteriore di denuncia" da inserire nel nostro ordinamento, "questo potrebbe essere quello di denunciare una proposta corruttiva, o di illecito, che viene fatta da un collega o da un terzo. In questo modo si può contare meno sull'omertà".

A proporlo è stato Nello Rossi, avvocato generale della Corte di Cassazione, nel corso di un'audizione davanti le commissioni Lavoro e Giustizia alla Camera, sulla proposta di legge del Movimento 5 stelle (a prima firma Francesca Businarolo) per la protezione degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità nell'interesse pubblico, il cosiddetto whistleblowing.

Il magistrato ha quindi parlato di "innesto di un istituto nato da altri ordinamenti e altre esperienze, una sorta di pianta nata in un altro clima, sul tronco del nostro ordinamento. Gli innesti sono operazioni molto delicate, possono attecchire come possono presentare delle difficoltà - ha aggiunto - Guardando al nostro ordinamento penale trovo tre elementi che un agronomo, visto che parliamo di innesti, chiamerebbe di disaffinità".

Il primo citato da Rossi è il nostro regime della denuncia, "che è più ispirato al timore di diffuse e generalizzate violazioni che non a stimolare la segnalazione degli illeciti". In questo quadro si inquadra la proposta di prevedere un obbligo di denuncia delle proposte corruttive.

La seconda criticità individuata riguarda il "netto sfavore verso le denunce anonime che si esprime in norme giuridiche precise dal contenuto netto ed equivocabile".Tra la giurisprudenza portata ad esempio Rossi ha citato l'articolo 333, comma 3, del codice di procedura penale, che recita: "delle denunce anonime non può essere fatto alcun uso".

La terza criticità evidenziata riguarda la riservatezza del denunciante, "che è praticamente impossibile nel processo penale ed è molto problematica nel procedimento disciplinare".

Inoltre l'avvocato generale della Corte di Cassazione ha sottolineato il rischio di diffamazione nel quale il whistleblower potrebbe incorrere nel caso in cui la sua denuncia risultasse infondata. Infine, sul premio economico previsto dalla proposta, Rossi ha evidenziato "difficoltà nell'individuare la somma ed i destinatari".

Ultima criticità rilevata riguarda la definizione di "enti privati" contenuta nel testo della proposta: "Sono società? Imprese? E di quale dimensione? - si è chiesto Rossi - Perché una definizione del genere potrebbe creare problemi irresolubili, visto che potrebbe riguardare anche imprese di piccolissime dimensioni, anche a conduzione familiare". (Public Policy) NAF

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