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Cosa c'è (e cosa no) nella proposta sull'acqua pubblica

acqua 21 marzo 2016

di Fabio Napoli

ROMA (Public Policy) - In commissione Ambiente della Camera quella scorsa è stata la settimana della proposta di legge sull'acqua pubblica.

Nel giro di pochi giorni la VIII commissione di Montecitorio ha chiuso l'esame dei 110 emendamenti presentati, approvandone una decina del Pd che hanno sostituito di fatto il provvedimento originario.

La pdl nasce come proposta di legge popolare, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua che nel 2007 raccolse oltre 400mila firme, fatta propria in questa legislatura dall'intergruppo parlamentare per l'acqua pubblica.

Lo scontro in commissione è stato, in particolare, tra Movimento 5 stelle e Sinistra italiana da una parte, ed il Pd dall'altra. Il cuore della contesa è stata la forma di gestione del servizio idrico.

Il Partito democratico nel corso del dibattito ha sostenuto di essere rimasto fedele allo spirito del referendum del 2011, votando emendamenti che non impongono nessuna forma di gestione e che favoriscono la gestione pubblica (o mista).

Dall'altra Si-Sel e M5s, che vogliono la totale esclusione dei privati dalla gestione del servizio idrico, hanno sostenuto che il vero spirito referendario fosse la gestione interamente pubblica dell'acqua. Il 29 marzo la proposta di legge sull'acqua è attesa in aula.

Il provvedimento che verrà esaminato in prima lettura dall'assemblea è molto diverso da quello uscito dall'intergruppo parlamentare. Al punto che i deputati M5s e Si-Sel hanno deciso di ritirare le loro firme dalla pdl ed in aula presenteranno identici emendamenti per riportare il testo alla sua formulazione originaria.

Ecco cosa c'è nella proposta di legge e cose non c'è più.

COSA C'È NEL PROVVEDIMENTO
Il servizio idrico integrato viene definito come "un servizio pubblico locale di interesse economico generale assicurato alla collettività".

Dovrà essere affidato "in via prioritaria" in favore "di società interamente pubbliche, in possesso dei requisiti prescritti dall'ordinamento europeo per le gestione in house, comunque partecipate da tutti gli enti locali ricadenti nell'ambito territoriale ottimanale".

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