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Libera rete in libero mercato: la proposta Quintarelli

agenda digitale 20 luglio 2015

ROMA (Public Policy) - di Luca Iacovacci - "Aumentare le possibilità di scelta e la libertà di espressione su internet per tutti i cittadini", in modo che siano gli utenti e non i fornitori di accesso alla rete "a poter chiedere di privilegiare una classe di servizio".

È questo l'obiettivo di una proposta di legge alla Camera a prima firma di Stefano Quintarelli (Sc) che proseguirà in settimana il proprio iter nella commissione Trasporti di Montecitorio.

La proposta, in sintesi, punta a qualificare "il servizio di accesso a internet al fine di evitare ex ante offerte commerciali ingannevoli e stabilisce i limiti della gestione del traffico praticabile dagli operatori e delle relative modalità di offerta commerciale, nel rispetto del principio che la scelta di eventuali prestazioni deve essere effettuata liberamente dall'utente".

Inoltre intende fissare "il diritto degli utenti di reperire liberamente contenuti, servizi e applicazioni legali, su qualunque piattaforma, senza alcun condizionamento da parte del gestore". In settimana, durante un'audizione informale, la Federazione italiana editori e giornali ha definito la proposta di legge come "una iniziativa legislativa innovativa e coraggiosa".

DALLA FORNITURA AL LIBERO ACCESSO
All'articolo 2 del progetto di legge, che ha iniziato il proprio percorso lo scorso 6 maggio, si legge che "un servizio fornito da un operatore che consente l'accesso a una porzione o a un sottoinsieme di servizi della rete internet non può essere qualificato nell'offerta commerciale al pubblico, né direttamente né indirettamente" descrivendolo come "servizio di accesso alla rete internet o con denominazioni idonee a far ritenere che il servizio garantisce l'accesso alla rete internet". Ovvero bisogna esplicitare che il servizio di accesso non è alla rete internet, ma "solo a un sotto insieme dei servizi e siti internet".

Né, si legge ancora nel progetto di legge in relazione ai limiti della gestione del traffico, è consentito agli operatori "ostacolare" o "rallentare rispetto alla velocità alla quale sarebbe fornito a un utente nella stessa area avente la medesima capacità di banda e con accesso illimitato alla rete internet, l'accesso ad applicazioni e servizi internet".

Al divieto si applica comunque l'eventuale deroga in base alla quale le misure devono essere "necessarie", "comunque per brevi periodi", e per ragioni relative a: riduzione degli "effetti della congestione del traffico nella rete internet"; "preservare l'integrità e la sicurezza della rete"; limitare la "trasmissione a un utente finale di comunicazioni non richieste, previo consenso dello stesso utente; l'attuazione "di un provvedimento legislativo applicabile all'utente o al sito ovvero a un ordine del tribunale competente".

Nella proposta di legge si specifica anche che gli operatori "possono commercializzare servizi a valore aggiunto di prioritarizzazione di classi di traffico nella rete di accesso per soddisfare una richiesta dell'utente riguardante il proprio segmento di rete di accesso".

In questo caso "la richiesta dell'utente deve essere liberamente espressa, sottoscritta, anche online, oggetto di un separato accordo tariffario e contrattuale rispetto al contratto di abbonamento alla rete internet". In ogni caso "l'accesso best effort alla rete (cioè il 'normale' accesso a internet; Ndr) deve in ogni caso costituire l'offerta base degli operatori sulla quale fornire eventuali prestazioni aggiuntive di gestione differenziata del traffico".

Infine, in materia di libero accesso a software, contenuti e servizi, la proposta di Quintarelli prevede, per gli utenti, "il diritto di reperire online in formato idoneo alla piattaforma tecnologica desiderata e di utilizzare a condizioni eque e non discriminatorie software, proprietario od open source, contenuti e servizi legali di loro scelta" e di "reperire, indipendentemente dalla piattaforma tecnologica utilizzata, contenuti e servizi dal fornitore di propria scelta alle condizioni, con le modalità e nei termini liberamente definiti da ciascun fornitore". Così come è stabilito il diritto di "disinstallare software e di rimuovere contenuti non di loro interesse dai propri dispositivi".

PERCHÉ SERVE INTERVENIRE NEL SETTORE
A livello applicativo - si legge nella relazione illustrativa - l'emergere di smartphone e tablet come strumento di accesso ha fatto in modo che l'accesso alle applicazioni sia "in misura largamente prevalente, se non esclusiva, mediato da fornitori di piattaforme che non consentono la libertà prima assicurata dai personal computer, così orientando o limitando inconsapevolmente la scelta da parte degli utenti e, di fatto, rendendosi custodi, peraltro non soggetti alla giurisdizione italiana, dell'accesso a servizi, contenuti e applicazioni da parte degli utenti, nonché intermediari economici delle relative forniture".

A livello infrastrutturale invece, sottolinenano i firmatari della proposta, "l'attuale congiuntura economica spinge gli operatori che accedono a internet a cercare di estrarre maggior valore dall'esercizio della rete di accesso" e a chiedere "la possibilità di stipulare accordi commerciali con fornitori di servizi e di contenuti per assicurare a questi servizi e contenuti delle corsie preferenziali per raggiungere gli utenti, a prescindere dalla volontà di questi ultimi". (Public Policy)

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