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Province, "non si può creare un nuovo ente caricandolo di problemi"

italia 30 giugno 2014

ROMA (Public Policy) - Alessandro Pastacci, presidente della Provincia di Mantova, è stato eletto venerdì nuovo presidente dell'Upi, l'Unione delle Province italiane. In questo ultimo anno proprio le Province sono state al centro del dibattito politico, tra favorevoli e contrari alla loro abolizione.

Ad agitare ancora di più le acque ci ha pensato Graziano Delrio che, sotto il governo Letta, quando era ministro per gli Affari regionali, ha presentato la legge di riforma degli Enti locali che, tra le altre cose, ha trasformato le 110 Province italiane (10 delle quali diventeranno Città metropolitane) in enti di secondo livello ridefinendo le loro funzioni.

Ma il futuro di questi enti locali di "area vasta", cosi li definisce la legge Delrio, è ancora tutt'altro che chiaro, con il governo Renzi e tutto il Parlamento impegnato nella riforma della Costituzione e del Titolo V. Dunque il compito del nuovo presidente dell'Upi, intervistato da Public Policy, sarà tutt'altro che facile.

D. QUALE SARÀ IL FUTURO DELL'UPI? SI ANDRÀ VERSO UNA FUSIONE CON L'ANCI, COME HA FATTO CAPIRE LO STESSO PRESIDENTE DEI COMUNI PIERO FASSINO?
R.
Oggi, in questo passaggio, il ruolo dell'Upi è fondamentale. I temi in ballo sono l'attuazione della legge 56 (la riforma Delrio; Ndr), che riguarda le Province e i territori di area vasta. L'assemblea di venerdì ha approvato anche un protocollo per avviare un percorso di lavoro congiunto con l'Anci perché i vantaggi sui territori si portano solo se si coordina l'attuazione della legge 56 insieme a sindaci.

D. QUINDI LA META FINALE DI QUESTO PERCORSO COMUNE CON L'ANCI SARÀ LA FUSIONE OPPURE NO?
R.
Adesso le Province ci sono e hanno funzioni diverse dai Comuni, quindi in questo momento serve ancora quella visione che non è oggi propria dei Comuni. Questo scenario sarà da valutare congiuntamente con l'Anci per capire bene quale può essere lo sviluppo più efficace della rappresentanza dei territori, anche in vista di un ulteriore sviluppo normativo. Oggi però un'associazione come l'Upi serve e deve rimanere.

D. ALLORA IN CHE MODO SI ARTICOLERÀ LA COLLABORAZIONE TRA ANCI E UPI?
R.
L'azione congiunta riguarderà le attività delle Province che toccano direttamente anche i Comuni, come le funzioni e le risorse. Su quest'ultimo tema, tra l'altro, abbiamo programmato anche un incontro con Anci subito dopo la loro approvazione del protocollo, non è un caso che anche Fassino abbia lanciato un problema sulle dotazioni finanziare che sono attribuite alle Province. Questo vuol dire che c'è preoccupazione molto forte anche da parte dei Comuni, che domani saranno parte attiva all'interno dell'ente Provincia.

D. QUAL È LA SITUAZIONE DELLE PROVINCE, RISCHIANO DAVVERO IL DISSESTO FINANZIARIO?
R.
Il problema fondamentale è la riduzione delle risorse che tra il dl 66 (il decreto Irpef; Ndr) e le altre misure approvate nel 2014, ha portato i tagli effettuati a circa 1,5 miliardi, 444milioni solo sulle Province. Questo è il vero problema, che rischia di portare la situazione al limite dell'equilibrio per la sostenibilità dei bilanci con problemi a cascata sulle attività che le Province svolgono.

L'azione deve essere quindi quella, in sinergia con l'Anci, di far comprendere al governo che c'è un problema forte tra fabbisogni e risorse che vengono tolte, altrimenti si rischia, anche nel passaggio alle nuove Province, che i Comuni si trovino in grande difficoltà per una cosa che non è colpa delle Province ma figlia di azioni normative del governo e del parlamento.

Non si può pretendere una nuova dimensione delle Province caricandola di problemi, le due cose non stanno insieme. Poi alla luce dei risultati della legge 56 è fondamentale oggi che, oltre alle risorse, si deve porre il tema del patto di stabilità che, come in alcuni provvedimenti è stato aperto per i Comuni sulle scuole, deve essere allentato anche per le Province che hanno in carico tutta la scuola secondaria superiore.

D. LA LEGGE DELRIO TRASFORMA LE PROVINCE IN ORGANI DI SECONDO LIVELLO. FASSINO HA SOLLEVATO IL PROBLEMA DELLE ELEZIONI DEL CONSIGLIO METROPOLITANO, ELETTO PER LISTE ANZICHÉ - COME VORREBBE L'ANCI - PER COLLEGI TERRITORIALI. ESISTE LO STESSO PROBLEMA PER LE PROVINCE?
R.
Questo dovrà essere oggetto di confronto con l'Anci ma bisognerebbe innanzitutto definire le procedure, se no si rischia di non concludere questo percorso di riforma, serve una modalità di elezione che dia rappresentanza dei territori e governabilità. Per la legge Delrio entro il 30 settembre deve essere approntato tutto per l'elezione dei nuovi organi provinciali quindi ci deve essere, a monte, l'indicazione da parte del governo rispetto alle elezioni.

I tempi sono molto stretti e ancora le informazioni sono molto vaghe: o si fa in fretta ma si fa anche bene, oppure il governo faccia altre valutazioni, ma non si vada a scapito dei territori. Se vogliono la governabilità a livello nazionale la devono dare anche a livello locale.

D. IL GOVERNO E IL PARLAMENTO STANNO LAVORANDO SULLA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE E DEL TITOLO V. QUAL È LA POSIZIONE DELL'UPI RISPETTO A UN PROCESSO LEGISLATIVO CHE POTREBBE PORTARE ALLA CANCELLAZIONE DELLE PROVINCE?
R.
Rispetto alla riforma costituzionale è fondamentale che venga ribadito, come ha fatto la legge 56, il riconoscimento dell'area vasta, importante anche per definire con chiarezza l'articolazione di gestione di governo dei territori, per una serie di motivi che potrebbero portare, domani, anche altri enti ad essere oggetto di riforma. (Public Policy)

NAF

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