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Province, Upi: siamo 1% di spesa pubblica. Saitta: ora vera spending review

province 24 marzo 2014

ROMA (Public Policy) - Le Province rappresentano l'1% della spesa pubblica (10,2 miliardi di euro), i Comuni l'8% (67,5 miliardi), mentre le Regioni, compresa la spesa per la sanità, sono il 20% (164,3 miliardi) . Dunque gli enti locali e le Regioni insieme rappresentano circa il 30% della spesa pubblica, mentre il 60% della spesa pubblica (481,4 miliardi) è nelle amministrazioni centrali, compresi i costi per le prestazioni sociali (il restante 10%, 83,9 miliardi, è rappresentato dagli interessi che lo Stato deve pagare sul debito).


Sono questi i dati più significativi raccolti nel dossier dell'Upi, l'Unione delle Province italiane, "Riformare le istituzioni locali, le cifre reali di un percorso" aggiornati al marzo 2014 e che saranno inviati al governo e al Parlamento. "È da questi numeri - sottolinea il presidente dell'Upi Antonio Saitta - che si può e si deve partire per operare quella razionalizzazione della spesa pubblica che tutti sentiamo come indispensabile e da cui si devono trovare i risparmi necessari per assicurare risorse per i servizi ai cittadini. Anche a partire dalle cifre vere sul costo degli organi istituzionali, che confermano che tagliando la politica provinciale si colpisce la spesa inferiore: gli organi delle province infatti nel 2013 sono costati 1 euro e 31 centesimi l'anno a cittadini, quelli delle Regioni invece 13 euro e 95 centesimi".


Il dossier evidenzia anche come le manovre finanziarie dal 2009 al 2012 abbiano colpito maggiormente gli enti locali ma anche come, tra questi ultimi, siano state colpite maggiormente le Province: "In rapporto - si legge - nel comparto Regioni, Province e Comuni, il taglio ha pesato per il 52% sulle Province, per il 21% su Regioni e sanità e per il 27% sui Comuni".


Il rapporto dell'Upi evidenzia anche come un federalismo compiuto solo per metà abbia fatto aumentare la spesa centrale di 100 miliardi di euro e quella regionale di quasi 40 miliardi di euro. Il dossier rileva differenze anche tra Regioni a statuto ordinario e Regioni a statuto speciale: con le prime che per spesa corrente costano in media ad ogni cittadino 426 euro l'anno; e le secondo che arrivano a 4 mila 960 euro.


"Una differenza - sottolinea Saitta - che si riscontra anche analizzando le spese dl personale: quella delle Regioni a statuto ordinario dal 2010 al 2012 è scesa dello 0,7%, mentre quella delle Regioni a statuto speciale è cresciuta del +38%. Nello stesso periodo la spesa per il personale delle Province è diminuita dell'11% e quella dei Comuni del 5,2%. Vale la pena ricordare che il personale delle Regioni costa in media il 20% in più di quello dei Comuni e delle Province". Il rapporto punta il dito infine sulle società partecipate, i cui costi in un solo anno sono aumentati di oltre 1 miliardo, passando dai 7,4 miliardi del 2012 agli 8,4 miliardi del 2013.


"Su questi costi occorre intervenire con urgenza, razionalizzando e semplificando per operare la vera spending review di cui abbiamo bisogno e destinare le risorse a coprire le misure a sostegno del reddito e a favore dei servizi ai cittadini, dal piano per l'edilizia scolastica al fondo contro il dissesto idrogeologico - conclude il presidente dell'Upi - Altrimenti, se non si parte dai dati certi, questa sarà solo una operazione di comunicazione".


Proprio domani il ddl Delrio sul superamento delle Province, che mira al trasferimento di alcune delle funzioni delle Province a Regioni e Comuni in attesa della loro abolizione per via costituzionale, dovrebbe arrivare all'esame dell'Aula del Senato per essere approvato in via definitiva mercoledì. (Public Policy)


NAF


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